Festival dell’Economia, a Trento si parla di globalizzazione e nazionalismi – Repubblica.it


TRENTO – C’è una correlazione tra la globalizzazione in economia e il risorgere dei movimenti nazionalisti in politica? Tra l’abolizione delle barriere doganali e la costruzione di nuovi muri – fisici e ideali – tra le nazioni? E i nuovi populismi sono figli di una classe politica che è venuta mano nella sua funzione di rappresentanza o delle paure dei cittadini che non si sentono più ascoltati? O, ancora, la responsabilità va attribuita a un modello economico e sociale che ci ha isolato e messi tutti i competizione facendo venire meno idealità e solidarietà?

LA DIRETTA TWITTER DEI GIORNALISTI DI REPUBBLICA

Lo si potrebbe anche intitolare “processo alle élite” la quattordicesima edizione del Festival dell’Economia, che si tiene dal 30 maggio al 2 giugno nella consueta cornice del centro storico di Trento: una quattro giorni di appuntamenti, conferenze, lezioni sparse tra le dimore storiche e le sedi della sua università. Se la passata edizione del Festival era stata dedicata all’impatto dell’automazione, della digitalizzazione e – più in generale –  del progresso tecnologico sul mondo del lavoro e quindi sui redditi dei cittadini, l’edizione che va ad aprirsi torna a interrogarsi su temi più strettamente politici. Il fatto poi che tra gli ospiti attesi ci sia anche il vicepremier Matteo Salvini – il cui partito è stato il più votato tra i populisti nelle recenti elezioni europee – è un motivo di interesse ulteriore, ma dimostra come è avvenuto in altre occasioni la stretta correlazione con i temi e i tempi economici.

Nella sua presentazione il direttore scientifico del Festival, l’ex presidente dell’Inps nonchè docente della Bocconi Tito Boeri individua così il punto centrale della questione che ha ispirato il tema: “Negli ultimi anni in molti paesi si è assistito all’affermazione di partiti che contrappongono il popolo all’elite e che invocano il protezionismo e il ripristino della sovranità nazionale. L’ideologia è relativamente semplice; c’è un popolo inteso come blocco omogeneo cui si contrappone un’élite altrettanto omogenea lontana dai problemi dei cittadini. In mezzo a queste due entità non c’è spazio per corpi intermedi, come associazioni della società civile, organismi tecnici, autorità indipendenti, sindacati, organizzazioni non governative, più in generale istituzioni proprie del sistema di checks and balances delle democrazie occidentali consolidate. La rappresentanza del popolo risponde a principi di democrazia diretta, in nome della quale si sottopongono molte decisioni a consultazioni online se non a referendum. Prevale a tutti i livelli il principio maggioritario a detrimento delle minoranze”.

Perché le risposte devono arrivare dall’economia? Perché la ricetta neoliberista sembra non aver funzionato: ha aperto nuovi mercati, ha avvicinato i continenti (falla finanza al turismo), ma ha creato un piccolissimo gruppo di persone che ogni anno arrivano a detenere una parte sempre più cospicua di ricchezza ma non ha trovato il modo di sconfiggere povertà e precarietà. Ma allo stesso tempo anche le ricette socialiste o socialdemocratiche si sono annacquate e non riescono più a dare una risposta e ha perso il sostegno dei meno abbienti, la classi sociali che hanno rappresentato per buona parte del secondo dopoguerra. “Cosa spiega questi sviluppi che modificano radicalmente le tradizionali divisioni fra destra e sinistra, gli assi del conflitto politico e che hanno già messo in crisi le socialdemocrazie europee? Questo interrogativo, che ha stimolato molta ricerca economica negli ultimi anni, sarà al centro di questa edizione del Festival”, scrive ancora Boeri.

Repubblica, come di consueto, seguirà il Festival con una diretta twitter dei suoi giornalisti presenti e ogni giorno offrirà una guida degli appuntamenti più importanti e più significativi delle singole giornate. Giovedì 30 si parte con due eventi che entrano subito nel cuore del tema. Alle 15.30, al Palazzo della Provincia parla James Robinson docente dell’università di Chicago e autore di un libro tradotto in 32 lingue che cerca di spiegare come alcuni paesi sono cresciuti economicamente, mentre altri sono precipitati nella povertà. Risponderà sul tema “Cosa si può fare del populismo”, nel senso di come si può superare la conflitti che si creano con il venir meno della rappresentanza politica di fronte a grandi choc economici e sociali.

Di strettissima attualità l’intervento dal palco del Teatro Sociale (dalle 17) del ministro dell’Economia, Giovanni Tria assieme a Olivier Blanchard, docente di economia del Mit di Boston e già capo economia del Fondo monetario internazionale. Dopo le elezioni europee e di fronte alla lettera di richiamo della Ue sui conti pubblici, Tria è chiamato a sua volta a una mediazione tra Bruxelles e i partiti populisti italiani che vogliono rivedere le regole europee sul contenimento del deficit. Sarà interessante il confronto con Blanchard che il conflitto lo vede da oltre Atlantico.

L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica


http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *