Fisco e pallone, anche l’Italia ha la sua legge Beckham – Repubblica.it


MILANO – Il Decreto Crescita per attirare nuovi Cristiano Ronaldo in Italia, come fece la Spagna in passato portando alla corte dei suoi club calcistici pezzi da “novanta” come David Beckham. Con il provvedimento pubblicato in Gazzetta ufficiale alla fine di aprile, il governo gialloverde ha ampliato le maglie degli incentivi fiscali a chi sposta la sua residenza in Italia, dopo almeno due anni di ‘assenzà dal Belpaese. Aumentando di fatto il “potere di ingaggio” delle società tricolori, che possono contare su un tesoretto fiscale per risparmiare sugli ingaggi lordi oppure offrire contratti più remunerativi agli oggetti dei loro desideri.

Stefano Massarotto, socio dello studio Facchini Rossi & Soci, spiega perché si può dire che anche l’Italia avrà la sua legge Beckham.
“Il cosiddetto Decreto Crescita ha ampliato in modo significato sia la rilevanza dell’agevolazione sia la platea dei beneficiari del regime di favore degli “impatriati”. Potranno trasferirsi in Italia accedendo al beneficio anche soggetti non laureati o che non svolgono incarichi dirigenziali. Ecco perché si dice che potremmo avere una legge Beckham all’italiana: il famoso calciatore fu uno dei primi sportivi a beneficiare di una simile norma introdotta in Spagna nel 2005″.

Perché si parla di questa norma come specifica per i calciatori? Non ci sono altre categorie che potrebbero sfruttarla?
“Ora ci sono meno requisiti per accedere al beneficio. Il lavoratore interessato, cittadino estero o italiano, non deve esser stato residente in Italia nei 2 anni precedenti il trasferimento (prima era 5) e si deve impegnare a rimanervi per altri 2 anni. In secondo luogo, l’attività lavorativa deve esser prestata prevalentemente in Italia. Uno dei settori ad alto reddito interessato della norma è sicuramente il calcio: vale non solo per gli allenatori, ma anche per i calciatori per i quali la prestazione costituisce oggetto di lavoro subordinato. L’agevolazione è però ad ampio spettro: qualunque lavoro dipendente, autonomo e d’impresa individuale. E non riguarda solo gli sportivi: pensiamo alle ri-localizzazioni delle multinazionali post-Brexit”.

Questa agevolazione si può unire ad altre, ad esempio quelle per il Sud?
“La nuova norma prevede la tassazione Irpef del solo 30% del compenso da lavoro prestato in Italia, per un periodo di 5 anni. L’agevolazione (al 50%) è prolungata di altri 5 anni in caso di figli minori (o a carico) o di acquisto di un immobile in Italia. Inoltre la tassazione è ridotta al 10% in caso di trasferimento della residenza in alcune regioni del Sud Italia (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia)”.

Se è così, non rischia di essere una discriminazione tra club del Sud e gli altri?
“È presto per dire se la norma potrà creare discriminazioni. Teniamo però presente che occorrerà bilanciare il fatto che la norma potrebbe creare nuovi investimenti e nuovi posti di lavoro nelle regioni del Sud Italia. Inoltre, da una prima lettura l’esenzione del 90% del reddito pare collegata alla residenza del “neo-residente”, ma slegata dalla localizzazione del datore di lavoro”.

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