Franceschini a Renzi contro la scissione: “Il Pd è casa tua, non spacchiamo il partito”


“Voglio dire a Renzi, non farlo, il Pd è casa tua e casa nostra, è di tutti. Il popolo della Leopolda è una parte del grande popolo del Pd. Non separiamo questi popoli, non indeboliamoci spaccando il partito”. Così il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini dal palco di AreaDem a Cortona nel tentativo di scongiurare la scissione dei renziani, che sembra sempre più vicina. “L’unità del Pd è indispensabile – continua Franceschini – La nascita del governo è passata anche dalle interviste di Renzi e di Bettini, non si era mai visto un voto unanime in direzione. Per questo non voglio credere a questa storia della scissione o quel che ho letto sui giornali, questa storia ridicola della separazione consensuale. Quando spacchi un partito è sempre traumatico, come si fa a pensare che sia consensuale? Zingaretti è il segretario più generoso e inclusivo di tutti”.

Il ministro interviene anche in merito all’alleanza con il M5s alle regionali. “L’Umbria è molto vicina e io interpreto le parole importanti di Di Maio oggi come un percorso che possiamo intraprendere. Per le altre regioni vediamo… Un passo alla volta”. Poi aggiunge: “Costruisci la tua casa con i sassi che ti hanno gettato contrò c’è scritto nel Talmud, ci dice Erri De Luca. Dobbiamo provare a costruire una casa comune con i sassi che ci siamo tirati a vicenda. Vale per noi e per i cinquestelle”. E continua: “Non appaltandosi le sfere di influenza, ma andandosi incontro su ogni punto e cercando la fatica del compromesso. Io non prenderò il posto di Salvini nel litigio quotidiano – ha aggiunto -. I M5S avranno qualcosa da imparare da noi, ma anche noi da loro, se hanno preso 33% alle elezioni e gran parte dei nostri elettori qualcosa avremo sbagliato”.

A proposito del governo precedente, il ministro della Cultura spiega: “Trasformare la paura in odio è quello che stanno facendo Salvini e i populisti in giro. Avevamo il dovere morale di fermare questo incubo, lo dovevamo ai nostri figli, ma anche ai nostri padri e madri che ci hanno lasciato un’Italia civile”. E aggiunge: “Il rischio non è passato”.

 


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Carlo Verdelli
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