Germania, Merkel difende la sua eredità aprendo il Congresso della Cdu: “Noi non escludiamo nessuno”


Dopo la sua ultima relazione, scattano quindici minuti di applausi e una commozione diffusa che si mescola alla tensione per la corsa alla successione. Davanti ai delegati con gli occhi lucidi, a un certo punto anche Angela Merkel trattiene visibilmente il pianto. Tipicamente, prova due volte a interrompere l’ovazione dei delegati, degli ospiti internazionali: anche la stragrande maggioranza dei giornalisti è in piedi ad applaudirla. La cancelliera più anti-retorica e sobria della storia saluta il suo partito dopo diciott’anni: “è stato un onore e un piacere”. Ed è Volker Bouffier, il governatore dell’Assia, a ricordare successivamente cosa significa quest’arco di tempo: “tre papi”. Ma nel discorso dell’addio al partito si consuma anche una sottile vendetta.
 
“Anche dopo lo scandalo dei fondi neri”, diciott’anni prima, scandisce la cancelliera, “la Cdu sembrava moralmente, politicamente e finanziariamente a terra, sembrava destinata a fare la stessa fine della Democrazia cristiana italiana. Invece ci siamo rinnovati, siamo tornati”. Dopo il discorso, non è un caso che Wolfgang Schaeuble tenga ostentatamente le mani sotto al banco e sui social rimbalzi la domanda: ha applaudito o no? Merkel non lo menziona mai direttamente, neanche quando elogia il pareggio di bilancio che lui conseguì come ministro delle Finanze. Invece, con sottilissima perfidia, menziona una mezza dozzina di volte lo scandalo dei fondi neri che segnò il congresso del 2000 e che costrinse Schaeuble a lasciare la guida del partito e a rinunciare al sogno di diventare cancelliere. Due giorni fa il presidente del Bundestag ha dichiarato il suo appoggio a Friedrich Merz, l’anti-Merkel. E la cancelliera non sembra averla presa bene.
 
La seconda stilettata arriva quando Merkel ricorda che la Cdu “ha preso il 40% nella Saar”. E’ il suo endorsement indiretto ad Annegret Kramp-Karrenbauer, la regina della Saar che stravince le elezioni da anni nella piccola regione al confine con la Francia. L’altro elogio indiretto è per Armin Laschet, potente goevrnatore del Nordreno-Westfalia, il Land che con quasi un terzo dei delegati deciderà il voto del prossimo presidente della Cdu. “Ha cacciato il governo rosso-verde”. 
 
Infine, la presidente uscente ricorda che la Cdu è “il partito che non esclude nessuno, che litiga ma non insulta e non denigra”. Soprattutto: “io sono ancora cancelliera”. Tipico, fino alla fine.

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Mario Calabresi
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