Germania, “Nazis raus” diventa virale su Twitter: ondata di solidarietà per la giornalista anti-nazisti


BERLINO – “Nazis raus”, “fuori i nazisti” è la frase più twittata in Germania, un “trending topic” come si dice in gergo: qualcuno ci ha messo il famoso hashtag davanti e #nazisraus è diventato virale. Ma cosa è successo? Alle nove e cinquantuno del primo gennaio la giornalista dell’emittente televisiva pubblica Zdf Nicole Diekmann scrive un tweet, appunto, “Nazis raus”. Se ne accorgono in pochi, ma quei pochi non mancano di riempirla di improperi. Finché qualcuno non le chiede “e chi sarebbe un nazista?” e lei risponde, con evidentissima ironia, “chiunque non voti per i Verdi”. Apriti cielo. 

Per ore e ore Diekmann è travolta da insulti, minacce di morte, di maltrattamenti e di stupro e commenti inquietanti. Ma per una volta, qualcosa si muove. La Berliner Zeitung scrive un editoriale a sostegno della giornalista televisiva, e sui social si diffonde una campagna a difesa di Diekmann talmente robusta da monopolizzare la discussione. Peraltro nelle stesse ore il capo dei Verdi, Robert Habeck, annuncia ufficialmente l’abbandono di twitter perché fomenterebbe, in sostanza, i suoi peggiori istinti.

Ma nel caso Diekmann, Twitter sembra mostrare il lato migliore di sé: in poche ore piovono “Nazis raus” da politici di primo piano come il segretario generale della Spd Klingbeil e la leader dei Verdi Katrin Goering-Eckhart, dagli account ufficiali di media importanti come lo Spiegel e da una squadra notissima per la sua tifoseria antifascista, il St Pauli di Amburgo, ma anche da miriadi di persone comuni.

Tale è il sostegno che un certo Luca Hammer pubblica un grafico e dimostra che #naziraus in certe ore procede al ritmo di diecimila tweet all’ora. Una valanga di abbracci virtuali a una giornalista che ha usato una frase che in Germania da settant’anni viene scandita a ogni manifestazione antifascista, anti Pegida, anti-Afd. Convenzionalmente “nazis raus” vuol dire mai più nazismo, e per fortuna sono in molti a non dimenticarsene.


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Mario Calabresi
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