Giro d’Italia, Ivan Basso: “Carapaz ha gamba, ma Nibali è un fuoriclasse e può farcela”


TREVISO – Il Giro va all’assalto delle sue ultime montagne. Oggi si sale verso San Martino di Castrozza, domani c’è il tappone finale con Manghen, Rolle, Croce d’Aune e Monte Avena. Per Nibali sono le ultime due possibilità di ribaltare tutto e tornare su Carapaz. Ma, racconta Ivan Basso, ex capitano del siciliano, “servirà un’impresa da campionissimo. Alla Nibali, insomma”.

Non è finita, Basso?
“No, perché Vincenzo è un fuoriclasse e può inventarsi un grande numero, anche lontano dal traguardo. Anche Froome, un anno fa, sembrava battuto. E poi creò quello che ricordiamo bene”.
Crede che Carapaz sia battibile sul suo terreno?
“Non è facile, perché finora non ha avuto cali ed è sempre stato molto costante. Mi ha impressionato, più che in montagna, nella tappa di Como, quando è riuscito a tornare sotto Vincenzo in meno di un km di pianura. Questo vuol dire che ha una grande gamba, una condizione fantastica. Soprattutto, ha una squadra fortissima”.
La più forte?
“Sicuramente, finora, lo è stata, ed è guidata da un fenomeno come Eusebio Unzué, che nella sua carriera in ammiraglia ha vinto una decina di grandi corse a tappe e sa benissimo come si amministra una squadra, come si gestiscono i campioni, anche quelli che chiedono spazio, come Landa”.
Proprio Landa potrebbe rivelarsi la variabile impazzita, alla fine.
“Credo che resterà fedele a Carapaz. E poi Landa ha dimostrato di sapersi gestire al meglio quando non è capitano e ha in squadra un corridore più forte”.
Crede che Nibali e Roglic abbiamo un po’ buttato via, però, il Giro sottovalutando Carapaz nelle tappe di Ceresole Reale e Courmayeur?
“Sicuramente si sono molto marcati nelle due tappe sulle Alpi occidentali, credevano probabilmente di giocarsi la corsa tra loro e hanno sottovalutato gli attacchi di Carapaz, che era abbastanza lontano in classifica in quel momento. È stato un errore madornale, ma credo che Carapaz abbia una condizione formidabile e quello che ha guadagnato, l’ha guadagnato con le proprie gambe. Vincenzo ha sbagliato, secondo me, ad attaccare sul Mortirolo quando c’erano ancora troppi corridori tutti insieme. La Movistar l’ha tenuto a 12 secondi a lungo ed è rientrata facilmente. Di sicuro Carapaz è stato il più forte, ma due tappe di montagna a fine Giro possono essere lunghissime. Anche perché la fatica accumulata è stata tantissima”.
Non le ricorda, questo Giro, quello che lei vinse nel 2010, quando dovette sudare fino all’ultima tappa per battere lo spagnolo Arroyo, che aveva guadagnato molti minuti con una sorta di fuga bidone, a L’Aquila?
“Ci sono punti di contatto, anche se Carapaz non può essere paragonato ad Arroyo, molto meno forte in montagna. La rimonta mi riuscì anche grazie a Nibali, che lavorò tantissimo con me e poi arrivò terzo nella generale”.
E poi anche quel Giro finiva a Verona?
“Vero, magari questo può essere di buon augurio, per Vincenzo”.


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