Governo, Conte alla vigilia della fiducia. Parlerà molto di Europa e futuro


Tutti lo aspettano al varco. Tutti vogliono sentire cosa dirà Giuseppe Conte nel discorso con cui chiederà domani la fiducia alle Camere. Quelli dell’alleanza giallo-rossa vogliono capire come scioglierà i contrasti che già scuotono il governo, gli altri, gongolanti, dove troverà i soldi che avrebbero dovuto trovare loro per tenere in piedi la baracca dei conti pubblici. Il premier, intanto, sembra scrivere il suo discorso all’insegna della discontinuità.

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Dunque dirà parole chiare sulla collocazione internazionale dell’Italia: il suo governo sarà europeista e atlantico. Lontano, quindi, dalle acrobazie di Matteo Salvini (non verrà nominato) che cercava di tenere insieme il suo sovranismo filo Putin con la collocazione storica di Roma. E lontano anche dalle suggestioni grilline sui rapporti con la Cina: uno dei primi atti del governo è stato quello di usare i poteri speciali per bloccare la penetrazione cinese nel 5G.

Conte dovrebbe spiegare ai parlamentari il suo progetto di andare a Bruxelles per parlare di immigrazione e revisione del Trattata di Dublino. Fino ad ora non si è riusciti a fare nulla, ma il premier conta di mettere sul piatto questo problema chiave e trovare una soluzione alla questione sbarchi, per demolire la retorica di Salvini. Chiederà aiuto all’Unione, contando sulla nuova presidenza. Punterà anche sui rimpatri degli immigrati irregolari per dare un’altra picconata alla narrazione leghista.

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In Europa si respira un clima nuovo nei confronti del governo italiano. I tedeschi dicono apertamente di avere tirato un sospiro di sollievo per l’uscita dal governo di Salvini. E a testimonianza dell’attenzione con cui si guarda a Roma è nelle parole del ministro degli Esteri francese: Jean-Yves Le Drian ha detto di avere scritto al suo “nuovo collega” Luigi Di Maio, spera di avere con l’Italia “delle relazioni più costruttive”. “Questo nuovo governo sembra oggi più aperto nella sua dimensione europea, più determinato ad avere con la Francia delle relazioni positive, più aperto anche all’attuazione di dispositivi condivisi sull’immigrazione, siamo pronti a parlarne”, ha detto Le Drian.
 

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Il premier non parlerà quindi del passato, ma dei 29 punti del programma stilato da Pd e M5S. Cercherà di riempirlo di contenuti, di farlo passare da elenco di problemi da risolvere a base di una nuova “stagione riformista” che dovrebbe portare in futuro ad una “alleanza organica” fra i due partiti. Un progetto che dovrebbe essere cementato da un accordo in cinque punti sulle riforme costituzionali.

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Ma tutti aspettano al varco Conte sui numeri della manovra. Il rapporto deficit-pil per il 2020 è fissato all’1,6 per cento. Ma negli uffici del Ministero dell’Economia già cercano fondi da investire che porterebbero il numero magico al 2,3 per cento. I grillini vorrebbero spingersi verso il 2,5 per cento, forti della flessibilità che viene data per certa dalle fonti comunitarie. Ma nonostante questo mancano molti miliardi all’appello. E nei prossimi giorni i ministri dell’Ecofin vorranno sapere da dove arriveranno le coperture. Conte dovrà spiegarlo al Parlamento. Lì si attendono chiarimenti sui dossier Alitalia, grandi opere pubbliche, licenze di Autostrade e Alta velocità.


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Carlo Verdelli
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