Governo, parte al Senato il dibattito sulla fiducia al governo Conte. Attesa per i numeri della maggioranza


Giuseppe Conte, incassata la fiducia con largo margine alla Camera, si è presentato al Senato per il via libera definitivo al suo nuovo governo giallo-rosso. Ieri il premier, subito dopo il suo lungo intervento a Montecitorio, si è presentato a Palazzo Madama per depositare il testo del suo discorso. Quindi stamattina non parlerà e dalle 10 i senatori avranno cinque ore per dire cosa pensano e cosa vogliono dal nuovo governo giallo-rosso. Previsto anche gli interventi dei senatori a vita Mario Monti e Liliana Segre.

Poi il premier, se lo riterrà opportuno, replichera. Poi l’atto finale: le due chiamate nominali per chiedere ai senatori se vogliono votare sì o no. Sono previsti interventi importanti. Si aspetta Matteo Salvini, accolto in aula dall’ovazione dei banchi leghisti, che avrà 20 minuti di tempo per portare in aula le critiche che rovescia dalle piazze e da tutti i mezzi di comunicazione sul governo. E visto quello che è successo ieri a Montecitorio c’è da aspettarsi molta fibrillazione sui banchi del centrodestra. Fibrillazioni che sono iniziata subito, al primo intervento di una senatrice grillina. Cori “elezioni, elezioni” e interruzioni hanno subito  accompagnato l’intervento del dem Stefano. Anche Conte è stato accolto in aula dal coro “traditore, traditore”.  Si è sentito anche scandire “Bibbiano, Bibbiano”.

 Sulla carta Pd, grillini e Leu, più altri del Misto, potrebbero toccare quota 172. Ma dei quattro grillini espulsi, solo Paola Nugnes ha già annunciato il suo voto favorevole. E quindi si scende a quota 169. Ha parlato anche Gregorio De Falco, ma non ha rivelato come voterà. Inoltre Paragone è già schierato per il no, mentre si temono i malumori del no Tav Alberto Airola e di Giarrusso e Ciampolillo.

Emma Bonino ha annunciato che voterà no. E anche per questo ieri la riunione del gruppo del Pd si è trasformata in un accorato tentativo di fare recedere Matteo Ricucci dal votare no. Inoltre fra i dem ci sono parlamentari piuttosto dubbiosi sul taglio di 345 eletti che saranno presto chiamati a votare. Il problema della maggioranza è comunque superare la quota politica di 161 voti favorevoli. Un’asticella psicologica e non giuridica che però implica l’assenza di una maggioranza alternativa.

Il voto di oggi si intreccia comunque con la partita ancora aperta della nomina dei viceministri e dei sottosegretari. Una parziale risposta è arrivata ieri con il ritiro di Roberto Chieppa dalla candidatura di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il segretario generale di Palazzo Chigi è stato stoppato dal no di Luigi Di Maio e così Riccardo Fraccaro resta l’unico sottosegretario alla presidenza.

 


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Carlo Verdelli
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