Governo, slitta la nomina dei sottosegretari. Scontro fra Pd e M5s per alcuni posti chiave


Niente da fare. La maggioranza, nonostante la fretta di Giuseppe Conte, non riesce a chiudere l’accordo su viceministri e sottosegretari. Un po’ perchè Pd e Movimento Cinque Stelle litigano su alcune poltrone chiave, un po’ perchè all’interno del mondo grillino è scoppiata una grande voglia di entrare nel governo giallo-rosso. E i posti in  palio sono solo 43. Da dividere con i dem. E le candidature sono oltre 200. Mentre al Nazareno hanno una lista con 120 pretendenti.

Luigi D Maio nei giorni, per togliersi d’impaccio, aveva scaricato l’onere di trovare i nomi sui gruppi parlamentari, chiedendo cinque nomi per ogni commissione. I nomi sono arrivati e lo scontro è diventato al calor bianco. E quindi la voce nomina dei sottosegretari esce dall’ordine del giorno del Consiglio dei ministri che si riunirà oggi pomeriggio alle 15,30.

Grillini e dem sono ai ferri corti per alcune poltrone che considerano importanti. Troppo importanti per lasciarle all’alleato-concorrente. Primo luogo di scontro il ministero dello Sviluppo economico. Il Pd vuole sistemarci Antonello Giacomelli, un vero esperto della materia, con le deleghe alle Telecomunicazioni. Tanto per chiarire dal quella postazioni si decide sulle concessioni ai gestori telefonici. Accanto a Giacomelli, i dem vorrebbero piazzare Gian Paolo Manzella per occuparsi di energia. E ai grillini non fa proprio piacere.

Altro scontro sul terreno caldo dell’editoria. Messo da parte Vito Crimi, quello che vuole tagliare i fondi a tutti, che vuole chiudere Radio Radicale e per questo fu bollato da Massimo Bordin con il famoso “gerarca minore”. il posto il Pd lo vuole assegnare ad Andrea Martella. Anche se nelle ultime ore si fa strada la candidatura di Giovanni Legnini, già vicepresidente del Csm e già sottosegretario con delega all’editoria.  Un personaggio di peso che potrebbe anche andare alla Giustizia.

Ma la poltrona di vicesegretario con delega all’editoria fa gola al grillino Emilio Carelli che vanta un passato più che glorioso nel mondo dell’informazione televisiva. Infine i due partiti litigano per la delega al Turismo, che i grillini vorrebbero sfilare a Dario Franceschini e per la potrona di sottosegretario alle Riforme che Riccardo Fraccaro non vorrebbe cedere agli alleati.

Nel frattempo in casa M5s è il caos. Con ipotesi piuttosto strane di ex ministri che vorrebbero rientrare al governo nel ruolo di sottosegretari. Come Barbara Lezzi che vorrebbe restate nel ministero che ha diretto o Elisabetta Trenta, ex ministro della Difesa, pronta a rientrare come sottosegretaria alla Difesa. Intanto Laura Castelli e Stefano Buffagni litigano sul ruolo di vice ministro all’Economia. Un ruolo da dove passano le nomine pesanti: sono circa 400 le poltrone di sottogoverno che  il governo dovrebbe assegnare.

Conte come detto ha fretta. Non vuole lasciare l’argomento sottosegretari nelle mani della propaganda salviniana. E infatti il leader della Lega nel suo tour elettorale in Unbria grida dalla piazza di Orvieto: “Gli può andare bene a Roma per qualche tempo. Si stanno scannando anche stamattina per 40 poltrone da sottosegretari”.


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Carlo Verdelli
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