Governo, strada in salita. Nervi tesi su autonomia e grandi opere


Dopo l’attacco dei governatori di Veneto e Lombardia in seguito all’accordo al ribasso, ma non ancora sancito, raggiunto venerdì scorso sull’Autonomia, si allungano le ombre sulla vita dell’esecutivo gialloverde. Il premier Giuseppe Conte non ci sta, ma non si presta a repliche ufficiali, pur rivendicando con i fedelissimi la validità del suo operato.
 
I nervi sono tesissimi e non è un buon preludio per il vertice di domani a palazzo Chigi, dove Conte avrà più grane da affrontare. Prima di tutto dovrà tentare di riportare la pace tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Oltre all’Autonomia, ci sono altri nodi da sciogliere, come quello sulle grandi opere. E, sullo sfondo, rimane il caso dei presunti fondi russi alla Lega, su cui Salvini è stato chiamato dalle opposizioni a rispondere in Parlamento. Vediamo uno per uno i principali motivi di scontro tra i due soci di governo.

Moscopoli e l’ipotesi di un intervento di Salvini al Senato

 Al momento non ci sarebbero stati contatti tra Salvini e il premier Conte, nè tantomeno con Di Maio. Lo snodo potrebbe esserci mercoledì quando alla Camera si dovrebbe votare la fiducia sul dl sicurezza e al Senato parlerà il presidente del Consiglio Conte. E non è un caso che Salvini stia valutando di intervenire propio mercoledì in aula al Senato, poco dopo le comunicazioni del premier sul Russiagate. Il leader non ha mai dato la disponibilità di riferire e potrebbe scegliere il colpo di teatro, seduto dai banchi di Palazzo madama come senatore semplice, per rubare la scena a Conte e alla fine, ripetere quanto dice giorni: “La Lega non ha mai preso un rublo…”. Per ora, però, la possibilità che Salvini possa riferire dopo il premier non viene confermata.

 
Vertice sull’autonomia lunedì

Ma già dal vertice di lunedì sull’autonomia si capirà di più. Conte tenterà di chiudere proprio sull’Autonomia e portare l’intesa nel prossimo Cdm. Il 25 luglio potrebbe infatti essere il giorno decisivo, in cui si deciderà il futuro del governo. E intanto la base spinge: “Ora il dubbio non è più se rompere ma quando”, ripete una fonte parlamentare, “ma sarà Salvini a decidere”. Il vicepremier della Lega non ha ancora staccato la spina. E il timore tra diversi ‘big’ del partito di via Bellerio è che non è detto che poi alla fine lo faccia.

rep

Tav e grandi opere

Se il M5s ha dato il via libera in commissione all’iter del decreto sicurezza bis, che domani approderà alla Camera, il clima è tornato infuocato sulle infrastrutture. La Lega attende risposte su Tav e grandi opere. Mentre il ministro Toninelli confermava qualche giorno fa che l’iter della Gronda di Genova è sospeso in attesa della revoca della concessione ad Autostrade, sulla Tav è tornato alla carica stamattina Salvini, dopo l’azione dei No Tav a Chiomonte: “Chi attacca la polizia e il cantiere della Tav in Valsusa attacca tutta l’Italia: le divise sono il simbolo di chi difende la sicurezza dei cittadini perbene, l’alta Velocità è l’emblema di un paese che vuole andare avanti e non indietro”. E conclude: “Nessuna tolleranza per i criminali mi aspetto condanne inequivocabili da tutti gli schieramenti politici. Basta ambiguità: ora controlli a tappeto, arresti e accelerazione dei lavori”.

Flat tax e salario minimo

Sul salario minimo interviene oggi Di Maio, promettendo alla sua base che la legge si farà: “Vi diranno tutti che non si può fare, semplicemente perchè non lo vogliono fare – scrive su Facebook –  mentre in 22 paesi europei già è legge da molti anni. Parlano facile certi politicanti con il portafogli gonfio e stipendi da quasi 15 mila euro al mese… Ma noi non ci arrendiamo e vi prometto che presto diventerà legge anche in italia. Si chiama salario minimo orario: se hai un lavoro, non puoi prendere meno di 9 euro lordi l’ora. Altrimenti non è lavoro, è schiavitù! questa non è solo una legge del m5s, è molto di più. È Una battaglia di tutti, è una battaglia di civiltà! basta stipendi di 500-600 euro al mese”. Ma la Lega continua a mantenere perplessità nei confronti del provvedimento. “L’unica cosa che non si può fare in questo momento è aumentare i costi alle aziende”, ha detto di recente il viceministro leghista all’Economia Massimo Garavaglia.

Viceversa il M5s continua a rimanere tiepido sulla flat tax, al punto da scatenare lo scontro con la Lega sulle coperture della riforma.

 
 


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