Guy Pride – Repubblica.it


Molti hanno motteggiato — compreso il sottoscritto — sulla gaffe dell’Avvocato dei populisti, che l’altro giorno si è autonominato Presidente della Repubblica. Un lapsus invero curioso, certo. Che ha però fatto ombra al seguito della frase: «… e quindi sono il garante dell’unità del Paese». Siccome quel ruolo spetta realmente al Quirinale, ne consegue che Conte in quel momento credeva DAVVERO di essere Mattarella.

Il fatto in sé non sarebbe così rilevante: i bar di Paese sono pieni di gente che crede di essere Napoleone, Mick Jagger, i Ringo Boys. Né si tratta di un inedito: qualcuno mesi fa gli ha fatto credere di essere il Presidente del Consiglio ed egli, compreso com’è in un curioso gioco di ruolo, si aggira per le vie d’Europa come se fosse antani, con scappellamento (altrui) a destra e sinistra. Assomiglia a Meryl Streep in quel film con Hugh Grant, Florence, la storia — vera — di una cantante ricchissima ma completamente priva di una qualsivoglia dote artistica, che si esibì per anni nei maggior teatri americani senza che nessuno avesse il coraggio di svelarle la verità. Morì serena e stonata.

Siccome Conte non è Meryl Streep (anche se non è escluso che dichiari di esserlo, di qui a breve) ieri è successo l’indicibile. Un tizio dal nome impronunciabile, a Strasburgo, dove il vice dei suoi vice aveva appena tentato di benedire la folla sostenendo di essere il Papa, gli ha fatto presente l’odiosa realtà: è legato ai fili di Salvini e di un suo sodale, a sua volta mosso dai fili di Casaleggio. Che al mercato mio padre comprò.
Il fatto che il latore della rivelazione fosse un tizio a cui i grillini si erano presentati a suo tempo col cappello in mano, chiedendo una copertura al Parlamento europeo benché l’Alde stia ai Cinque Stelle come Mario Monti ai Black Sabbath, rende il tutto appena più tollerabile. Con ogni evidenza Verhofstadt aveva intenti pedagogici. Sperava in uno choc che garantisse al suo interlocutore un guizzo di dignità che riuscì perfino a Pinocchio.

Conte ha invece replicato con veemenza — «Specchio riflesso!», «Chi lo dice sa di esserlo!» — all’interno di un intervento nel quale ha fatto anche riferimento alla necessità di combattere, anziché i paradisi fiscali, quelli artificiali.

L’ipotesi che a Palazzo Chigi si aggiri Luca Giurato si fa dunque largo ad ampie falcate. L’importante però è che nessuno lo prenda alla lettera e si accanisca contro gli strumenti lisergici. Ché l’unico modo per credere davvero a questo esperimento sociale per cui c’è un intero Paese che finge di avere un Premier non pervenuto, è calarsi una pastiglia di extasy. Anzi, meglio un paio.




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