Il caso Mattei – Repubblica.it



In questo improvviso squarcio dadaista della crisi di Governo, una parola di conforto giunga alla galassia social renziana, costretta a un angolo piatto dalla contorsione del proprio leader, che solo dodici secondi fa affidava a Matteo Renzi News, la “bestiolina” curata dal fido Alessio De Giorgi, il Luca Morisi meno efficace, parole scolpite sulla sabbia: “FALSO! Renzi non ha avanzato alcuna proposta né intavolato alcuna trattativa con Di Maio e l’ipotesi, avanzata nell’articolo, di un governo guidato da Roberto Fico e sostenuto da Renzi è semplicemente fantascienza”.

L’articolo era dell’Huffington Post e si è rivelato vero tre giorni dopo, con microscopiche sfumature, ma intanto l’occasione si era rivelata propizia per tirare un’altra botta nei denti ai giornalisti, altro chiodo fisso che unisce non solo i due Mattei ma anche il possibile alleato del Governo di scopo. Con la “o” aperta, mi raccomando.

Dal “contrordine, renziani”, è successo di tutto. Lo stesso “Matteo Renzi News” ha cominciato a postare dichiarazioni di responsabilità a raffica, e sui social, appunto, il riposizionamento è scattato subitaneo. Le alessiemorani, i lucianonobili, i mattiamor, i matteorfini, con l’importante eccezione contraria di Carlo Calenda, il silenzio di Anna Ascani, lo smarcamento con juicio dell’ex spin doctor renziano Filippo Sensi, hanno subito spiegato che un governo insieme ai Cinque Stelle per controllare l’Iva, fare la finanziaria, tagliare i deputati è inevitabile. Gli stessi che un amen fa scrivevano stentorei “Mai con chi ci ha dato dei ladri di bambini” ora rivendicano il dietro-front. Che magari sarà pure utile a gabbare Salvini, spiazzato dal fatto che gli avversari violino la parola data, proprio come lui, ed è subito corso ai ripari rimorchiando Forza Italia, ma certo un po’ affatica chi ci aveva creduto davvero.

Parlo dei #senzadime, che due anni fa hanno alzato muri contro l’identico accordo auspicato oggi dai post-Pd, tacciando chi manifestasse qualche dubbio di essere alternativamente bersaniano/sinistrasistra/criptogrillino/sehannovintoècolpavostra, eccetera. E parlo dei #facciamorete, i #facciamorenzi creati a tavolino che dovevano drenare sul campo i consensi verso Sempre Avanti, la creatura il cui nome ricorda con ogni evidenza En Marche, il contenitore macroniano pronto a ospitare i transfughi democratici prima che l’estroflessione mascellare di Salvini sparigliasse le carte e spingesse verso il nuovo nome: “Azione civile”. Che ricorda un po’ “Le faccio causa”. E non ha motivazioni ideali troppo diverse: ottenere un risarcimento.

Dietro a questi hashtag coordinati e continuativi, che dopo un giorno di silenzio hanno ricominciato a sputare veleno sui reprobi ma con motivazioni opposte a quelle del giorno prima, si sono però accodati veri elettori Pd, gente non legata al legittimo #purchésiarenzi degli avversari di Zingaretti. Persone. Che ora protestano contro i pifferai, bombardandone gli account di contumelie. Mentre i Calenda lamentano sorpresi la gogna di stampo grillino – ben cascati dal pero – che si sono ritrovati sui social dopo aver, eresia, criticato l’ex segretario.

Un altro patrimonio di credibilità polverizzato, altri nomi bruciati, possibili fronti comuni frantumati sul nascere, pur di far recuperare centralità a una classe dirigente sconfitta in ogni dove. Speriamo almeno che il gioco valga la candela della democrazia e intanto accendiamo un cero al Quirinale. Fiat voluntas Sergio.
 


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