il colosso auto diventa “spazzatura” – Repubblica.it


MILANO – Una fotografia plastica di quanto sia difficile il momento attuale dell’industria automobilistica, stretta tra evoluzione tecnologica, concorrenza, rallentamento cinese e cambio negli stili di vita: Ford, uno degli alfieri delle quattro ruote americane, si ritrova declassata a “spazzatura” dall’agenzia di rating Moody’s.

Ovviamente il discorso degli analisti è incentrato sulla casa Usa, che ha delle specificità finite sotto la lente degli sceriffi del rating. I dubbi ruotano intorno alla concreta possibilità che il piano di rilancio architettato dall’amministratore delegato Jim Hackett sia in grado di generare cassa abbastanza in fretta. Il nuovo giudizio sul credito di Ford è stato portato a Ba1, il primo gradino del “non-investment grade”. Un passaggio che rischia di tenere lontani gli investitori istituzionali e di aggravare il costo del debito per l’azienda americana. Proprio Ford, annota Bloomberg, è una delle principali emittenti obbligazionari nel mercato statunitense, fuori dal settore finanziario.

Il piano di Hackett, che prevede il taglio di migliaia di posti di lavoro e uno spostamento dalle berline ai suv, non è stato digerito al meglio da Wall Street e già da tempo i valori di mercato indicavano un giudizio da “spazzatura” sull’azienda. Non a caso, uno dei bond di Ford più scambiati (scadenza 2029 e cedola 5,113%) ha visto crescere lo spread di 0,3 punti percentuali dopo la notizia. Le azioni sono arrivate a cedere il 4 per cento e oltre. E’ schizzato il corso per assicurarsi dal possibile fallimento della casa, il maggior balzo giornaliero dallo scorso marzo. Ford ha tranquilizzato: resta “fiduciosa” sui suoi piani e progressi per completarli, il business di bas è “solido” così come il conto economico e non manca la liquidità per investire.

Per Ford, però, la nuova rischia di appesantire le finanze, in un comparto che vive una compressione dei margini dalla doppia cifra a meno dell’8% stando agli ultimi bilanci. Non è la prima volta che la casa che porta il nome dell’uomo che ha cambiato l’industria moderna si ritrova valutata a “spazzatura”. Accadde nel 2005 con S&P, poi Moody’s e Fitch seguirono a ruota. Allora era in compagnia di General Motors, che poi finì – con Chrysler – in bancarotta. Una onta che Ford non ha condividere, a patto – ricorda Bloomberg – di metter pressoché tutto in pegno per finanziarsi quando era considerata non affidabile. Bill Ford descrisse il giorno del ritorno al livello “investment-grade”, nel 2012, come uno dei “migliori” che potesse ricordare.

Oggi, S&P e Fitch hanno ancora un giudizio BBB su Ford, due gradini sopra la spazzatura, ma in entrambi i casi l’outlook è negativo. Questi due giudizi la tengono però ancora legata agli indici delle società riconosciute come investment grade, che significa rimanere ancora nel radar degli investitori che hanno criteri rigidi e prudenziali, e spesso sono forzati a cedere i titoli sottoscritti che perdono il bollino di garanzia delle agenzie di rating.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA


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Babà Napoli

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