Il comunismo come il nazismo: lite a sinistra sulla risoluzione votata dal Parlamento europeo


La risoluzione è stata approvata il 19 settembre dal Parlamento europeo ma la polemica è cresciuta con il passare delle ore, soprattutto attraverso i social. Perché – in diversi passaggi – il testo equipara nazismo e comunismo. E perché a votarlo è stato anche, con alcune eccezioni, il Partito democratico (insieme al gruppo dei Socialisti e democratici di cui è membro). Oltre al Ppe, in cui c’è anche Forza Italia, ai convervatori (con Fratelli d’Italia) e al gruppo Identità e democrazia, di cui fa parte la Lega.

Si parla di un documento piuttosto lungo, adottato a 80 anni dalla seconda guerra mondiale, dal titolo “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa” in cui si insiste sulla necessità di non dimenticare un tragico passato.
 

Il testo della discordia

Eccone alcuni passaggi: si “sottolinea che la Seconda guerra mondiale è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop, e dei suoi protocolli segreti”; si “ricorda che i regimi nazisti e comunisti hanno commesso omicidi di massa, genocidi e deportazioni, causando, nel corso del XX secolo, perdite di vite umane e di libertà di una portata inaudita nella storia dell’umanità, e si rammenta l’orrendo crimine dell’Olocausto perpetrato dal regime nazista”; si “condanna con la massima fermezza gli atti di aggressione, i crimini contro l’umanità e le massicce violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime nazista, da quello comunista e da altri regimi totalitari”; si esprime “inquietudine per l’uso continuato di simboli di regimi totalitari nella sfera pubblica e a fini commerciali e ricorda che alcuni paesi europei hanno vietato l’uso di simboli sia nazisti che comunisti”.
 

La reazione dei social e in Parlamento

Insomma, i due regimi totalitari vengono spesso associati nella risoluzione. Un fatto che ha scatenato reazioni sui social tra chi festeggia (“finalmente”) e chi considera l’equiparazione un errore o – come Tomaso Montanari, che attacca in particolare Giuliano Pisapia – parla di squallore perché è stato dimenticato il ruolo dell’Urss nella sconfitta del nazismo. 

Ma la risoluzione scatena reazioni anche tra i parlamentari e tra gli eurodeputati. “Comunismo e nazismo sono stati posti sullo stesso piano. Una falsificazione ignobile quella della risoluzione votata dal Parlamento europeo. Come è ignobile che a votarla siano stati tanti sedicenti democratici nostrani”, insorgono Francesco Laforgia e Luca Pastorino, rispettivamente senatore e deputato di Liberi e Uguali. “Queste distorsioni – aggiungono – sono una pericolosa rilettura che finisce per sdoganare ideologie neo-fasciste”.

Sassoli: “Ricordiamo i carri armati a Praga”

Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, difende lo spirito dell’iniziativa: “Noi non vogliamo che tornino Paesi in cui le libertà fondamentali siano compromesse”, ha spiegato, “ricordiamoci che quarant’anni fa, a Praga, che è casa nostra, arrivavano i carri armati”. E ancora: “Ci sono stati nella storia del Novecento dei fenomeni che non hanno consentito a tante persone di godere delle libertà. Nei Paesi europei, in particolare. Ecco il riferimento a quella risoluzione”.
 

I dem critici

Ma voci critiche si levano anche da esponenti del Partito democratico che, nel Parlamento di Strasburgo, non hanno votato come Massimiliano Smeriglio, ora eurodeputato e a lungo braccio destro di Nicola Zingaretti. Spiega Smeriglio: “Non l’ho votato perché è un testo confuso e contraddittorio. Non l’ho votato perché non si costringe la storia dentro uno schema parlamentare al solo scopo di tirarla da tutte le parti per poi finire in uno strano ecumenismo”.
 

Sulle stesse posizioni l’eurodeputato Pierfrancesco Majorino che su Facebook scrive: “Un testo brutto, scritto male, che tiene insieme concetti condivisibili e banalizzazioni pericolose”. E poi aggiunge – su Twitter – che ora è costretto a spiegare che detesta lo stalinismo. “Tempi moderni”, scrive.

Insomma, la polemica è destinata a continuare.


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Carlo Verdelli
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