Il nostro cuore è più protetto in vacanza


ANDARE in vacanza fa bene anche al cuore. Tutti noi aspettiamo con ansia il momento delle ferie che – per la maggior parte degli italiani – consistono in 15 giorni di pausa dal lavoro a luglio o ad agosto. E’ una tregua dallo stress e dal tran tran quotidiano indispensabile per ricaricare le batterie, rilassarsi e ‘spegnere’ il cervello. Ma ora uno studio realizzato dai ricercatori della Syracuse University di New York ha scoperto che anche il cuore beneficia delle vacanze con una riduzione del rischio di malattie cardio-metaboliche.
 

La ricerca sugli impiegati in vacanza

 
Lo studio ha preso in esame 63 impiegati che avevano diritto ad un certo numero di giorni di ferie pagate. I dipendenti sono stati sottoposti ad una visita medica, ad un prelievo di sangue e ad un colloquio di valutazione del comportamento durante le vacanze. Negli ultimi 12 mesi, i partecipanti hanno fatto in media cinque vacanze e utilizzato circa 2 settimane dei giorni di ferie pagate. Analizzando i questionari, è emerso che i partecipanti hanno valutato positivamente le vacanze, manifestando bassi livelli di stress legato ai viaggi, alla cura dei figli e ai costi delle ferie. Ma ciò che ha sorpreso i ricercatori è stato che quando i giorni di vacanza sono aumentati, l’incidenza della sindrome metabolica e la quantità dei sintomi sono diminuiti. In particolare, il rischio di sindrome metabolica è diminuito di quasi un quarto ad ogni vacanza aggiuntiva presa dai partecipanti.
 
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Più si va in vacanza, meglio è per il cuore

 
Insomma, la buona notizia è che andando in ferie più spesso ci si può proteggere dalla sindrome metabolica oltre a recuperare energie e smaltire la stanchezza accumulata. “Abbiamo scoperto che le persone che sono andate in vacanza più frequentemente negli ultimi 12 mesi hanno un rischio più basso di sindrome metabolica”, spiega Bryce Hruska, docente di salute pubblica presso il Falk College of Sport e Human Dynamics della Syracuse University. “La sindrome metabolica implica un insieme di fattori di rischio per le malattie cardiovascolari: chi ne ha più di uno, ha un rischio maggiore”. Questi fattori, correlati tra loro e in presenza di valori del sangue anche solo leggermente fuori dalla norma, possono dare origine ad una situazione che pone ad alto rischio di infarto e di ictus ogni individuo. Ma la sindrome metabolica può essere un fattore predisponente anche la formazione di diversi tumori: della mammella, della prostata, dell’ovaio, del pancreas, del fegato, del rene e persino del cervello.
 
 
“La buona notizia – prosegue Hruska – è che questi fattori sono modificabili, questo significa che possiamo cambiarli o addirittura eliminarli”. In pratica, è possibile ridurre i fattori metabolici – e quindi il rischio di malattie cardiovascolari – semplicemente andando in vacanza.
 
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Meno della metà dei dipendenti consuma tutte le ferie

 
I ricercatori ammettono che ancora non è chiaro il motivo per cui le vacanze hanno questo effetto benefico sul cuore, ma si sono resi conto di quanto sia importante che i lavoratori utilizzino i giorni di ferie che hanno a disposizione per andare effettivamente in vacanza. “Circa l’80% dei dipendenti a tempo pieno ha dei giorni di ferie ma meno della metà utilizza tutto il tempo a loro disposizione. La nostra ricerca suggerisce che se le persone utilizzassero di più il benefit delle vacanze, potrebbero avere un tangibile beneficio per la salute”.
 
 
 
 

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