Influenza, raffreddore o colpo di freddo? Tutte le dritte per capirlo


INFLUENZA e raffreddore non sono la stessa malattia. Ma non è solo colpa nostra se ci confondiamo: i sintomi si somigliano davvero molto e tendono a presentarsi entrambe nello stesso periodo dell’anno. In questi mesi più freddi, può essere utile fare il punto della situazione con qualche informazione in più, per riuscire a distinguerle.

LE DIFFERENZE
Quali sono quindi i modi per non confonderci? Innanzitutto il raffreddore è sostanzialmente meno grave dell’influenza. Febbre molto lieve, quasi assente, naso intasato, starnuti e mal di gola sono sintomi comuni per il così detto colpo di freddo,  meno diffusa la tosse. Chi si è preso l‘influenza, invece, è più probabile che abbia febbre alta, dolori articolari e si senta sempre affaticato. Di solito, accanto a questi sintomi, si soffrirà anche di mal di testa e tosse. Ci sono grandi differenze anche per quanto riguarda i tempi dello sviluppo della malattia. Il raffreddore si evolve in modo molto graduale, mentre l’influenza esplode all’improvviso da un giorno all’altro. 

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L’INFLUENZA
Entrambe le malattie sono causate da virus che infettano l’organismo. Quello dell’influenza è altamente contagioso ed evolve molto rapidamente, anche nell’arco di pochi mesi. Per questo è necessario sviluppare una nuova forma di vaccino ogni anno. Un individuo sano può guarire dall’influenza nell’arco di una settimana, ma nonostante possa sembrare una malattia di cui non preoccuparsi eccessivamente, si deve fare attenzione alle possibili complicazioni a cui può dare origine. Il virus infatti indebolisce il sistema immunitario e può lasciare spazio a ulteriori infezioni batteriche più gravi come, ad esempio, la polmonite. Questa eventualità deve preoccupare soprattutto le persone più a rischio, come gli anziani o individui affetti da disturbi cronici, che potrebbero sviluppare complicazioni gravi.

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IL RAFFREDDORE
Il raffreddore invece è una delle malattie più diffuse al mondo e ne esistono oltre 200 ceppi diversi. I soggetti maggiormente a rischio sono i bambini piccoli che possono ammalarsi anche 7 o 8 volte in un solo anno. Generalmente la malattia completa il suo corso nell’arco di una decina di giorni ma, anche in questo caso, l’organismo potrebbe essere sensibilizzato e contrarre altre malattie di origine batterica che potrebbero prolungare l’infezione oltre le due settimane. 

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COME EVITARE I CONTAGI 
Nonostante i sintomi del raffreddore non siano troppo gravi, il naso che cola e la testa ovattata non sono esattamente la condizione migliore per andare a lavoro. Per ridurre il rischio di contrarre l’infezione e recupare più in fretta ci sono alcune accortezze da seguire.

Innanzitutto prendersi cura di se stessi, non trascurarsi e cercare di evitare comportamenti che potrebbero mettere il sistema immunitario ulteriormente sotto sforzo e aumentare il rischio di contrarre ulteriori infezioni respiratorie. Ad esempio riposarsi per tutto il tempo necessario e non tagliare le ore di sonno.
Poi non dimenticare di lavarsi le mani, il lavaggio con acqua e sapone elimina la maggior parte di virus e batteri, compresi quelli responsabili del raffreddore. 
Infine, per evitare di ammalarsi bisogna evitare il più possibile il contatto con individui infetti. Come già anticipato i più colpiti in assoluto sono i bambini che tendono a diffondere la malattia anche agli adulti intorno a loro. Se invece siamo noi ad essere ammalati forse è meglio valutare la necessità di prendersi qualche giorno di assenza dal lavoro, per evitare di contagiare i colleghi in massa. 


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Mario Calabresi
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