Intesa SanPaolo mette al lavoro i giovani



ROMA – Carlo Messina, ad di Intesa SanPaolo lo aveva annunciato già a gennaio: dobbiamo lavorare su un progetto che metta al lavoro i giovani. E farlo in primo luogo nelle città e nelle province dove la disoccupazione morde. Recuperare una generazione cui scuola e università hanno dato poco. Almeno poco immediatamente spendibile sul mercato del lavoro. Certo la “colpa” è anche nella velocità con cui l’occupazione è cambiato e sta cambiando. E quando aumenta la velocità di trasformazione le cose si fanno più difficili. Intesa SanPaolo (in paticolar modo la sezione che si occupa di terzo settore e sociale) e Generation, la divisione di Mc Kinsey che da tempo si occupa di formazione si sono messe all’opera e il progetto ora è pronto. Si parte con la presentazione alle aziende potenzialmente interessate del Lazio e della Campania. L’obiettivo è chiaro: favorire l’accesso dei giovani tra i 18 e i 29 anni al mondo del lavoro, colmando il disallineamento di competenze tra domanda e offerta. L’ambizione è formare circa 5.000 giovani entro il 2021, addetti alla ristorazione/alberghiero, alla vendita retail e specialisti nel settore informatico (quest’ultimo percorso ancora da perfezionare). Ecco dove candidarsi: www.intesasanpaolo.com/it/giovani.htlm

I due settori alberghiero-ristorazione e retail sono quelli dove in realtà le imprese, a differenza di ciò che può apparire, hanno difficoltà a trovare personale, almeno con una formazione alta o giusta. Ai giovani il programma offre un corso gratuito finalizzato allo sviluppo di competenze tecniche, attitudinali e comportamentali (quelle soft skills oggi tanto richieste, che altro non sono che capacità personali all’adattamento e a tirar fuori il meglio da ognuno di noi). Il secondo obiettivo è aiutare anche le aziende nella ricerca, tant’è che c’è un link a loro dedicato www.intesasanpaolo.com/it/business.htlm. Un primo gruppo di 125 persone ha già seguito i corsi e alcune sono state già assunte. 

Una Intesa SanPaolo più attenta alla società dunque che a bilanci e profitti, com’è un po’ nella sua storia. “Il fenomeno della disoccupazione giovanile si scontra in modo paradossale con la difficoltà delle imprese a reperire risorse già formate. Con questo progetto – spiega Paolo Bonassi, responasabile direzione strategic support di Intesa SanPaolo – intendiamo affrontare uno dei temi più urgenti, l’accesso dei giovani al mondo del lavoro, sotto un duplice aspetto: offrire ai ragazzi gli strumenti per competere nella ricerca di un’occupazione avviandoli a una professione e rispondere all’esigenza espressa dalle nostre imprese di inserire personale motivato e con una formazione di base”.
 

I numeri come al solito parlano da soli: a fronte di circa 1,3 milioni di giovani italiani disoccupati, nel mercato del lavoro sono aperte circa 731 mila posizioni i cui profili sono di difficile reperimento da parte delle imprese. Ma c’è di più: il 30% dei giovani disoccupati è concentrato in sei province italiane: Napoli, Roma, Bari, Palermo, Milano, Torino (dati Istat), là dove la crisi, per vari motivi, ha morso di più. E ben il 17% delle posizioni richieste dalle imprese è difficile da coprire, specie per i ruoli e le professionalità dei settori hospitality/ristorazione, retail/addetti alle vendite e digitale/ICT (dati Unioncamere). Come dire che il lavoro c’è, mancano però gli esperti o semplicemenete le figure che servono. Che sono diverse evidentemente da quelle di un passato nemmeno tanto lontano.

Il progetto “Giovani e Lavoro” è stato realizzato da Intesa Sanpaolo Formazione, la società del Gruppo che progetta, organizza, gestisce e coordina programmi di formazione, addestramento e perfezionamento professionale e si svolge in collaborazione con Generation Italy, l’iniziativa globale no profit creata da McKinsey & Company nel 2015 con l’obiettivo di contribuire a ridurre il fenomeno della disoccupazione giovanile. Che in Italia (e gli ultimi dati Istat lo confermano) più che diminuire cresce. Perché mai se no tanti ragazzi farebbero la valigia tentando fortuna all’estero? Non sono mica tutti “cervelli” in fuga, come erroneamente sono stati definiti forse per troppo tempo.


http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml

Babà Napoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *