“Io, madre truffata da Cryosave: ho pagato 2500 euro e non so dove sono finiti i miei campioni”


Dopo lo scandalo della Cryo-Save, la bio-banca con sede in Svizzera che avrebbe trasferito in Polonia parte dei cordoni ombelicali ricevuti da madri di molti Paesi (15mila da famiglie italiane) una madre, che chiede di restare anonima, racconta a “Repubblica” la sua storia.

Dicembre 2014

Sta per nascere nostra figlia. Dopo esserci consigliati con il medico, decidiamo di far crioconservare le cellule staminali della bambina subito dopo il parto. Per tenere aperta una porta in più, se mai un domani la medicina potrà servirsi di queste cellule in caso di necessità.
 
Decidiamo di affidarci a Cryosave, società con sede legale in Svizzera e sede italiana a Roma, definita anche sul loro sito la banca privata di cellule staminali prima in Europa per storia e numero di famiglie che le hanno dato la fiducia. Contattiamo la Cryosave Italia (società del gruppo Esperite) e scegliamo la crioconservazione per 20 anni di due campioni, uno di tessuto del cordone ombelicale e l’altro di sangue cordonale, impegnandoci a pagare circa 2000 Euro, di cui circa 250 come acconto e il resto da saldare in un’unica soluzione una volta verificata da Cryosave la qualità dei campioni dopo il parto. Riceviamo così il kit per la raccolta, che portiamo con noi in clinica il giorno del parto per consegnarlo al chirurgo. Una volta inviato il kit con i campioni a Cryosave, alcuni giorni dopo riceviamo una email nella quale ci informano che lo stoccaggio è andato a buon fine allegando i certificati che testimoniano che i campioni di nostra figlia sono conservati nei loro laboratori in Belgio.
 

Maggio 2019

Una mail di Cryosave ci informa che i nostri campioni sono stati trasferiti in Polonia, a Varsavia, nei laboratori della PBMK (Famicord).
 

Inizio giugno 2019

Riceviamo una telefonata da Cryosave, da un numero di Roma: ci offrono di prolungare la crioconservazione di altri 5 o 10 anni poiché le ricerche hanno nel frattempo dimostrato che la cellule possono essere conservate efficacemente oltre i 20 anni. Chiediamo di mandarci una proposta per iscritto e pochi giorni dopo arriva una mail da parte di Cryosave (dal mittente  info@genoma.com) con la stessa offerta. Nei giorni successivi, prendendoci del tempo per riflettere sul da farsi, riceviamo ulteriori telefonate dallo stesso numero di Roma e dalla stessa operatrice che chiede se abbiamo deciso di aderire, manifestando una certa insistenza. A fine giugno, decidiamo finalmente di accettare l’offerta rispondendo alla email ed inviando il modulo di adesione compilato e ricevuta del bonifico di 370 euro effettuato, come da loro indicato, in favore dello stesso conto corrente olandese al quale facemmo il bonifico iniziale nel 2014, per l’estensione di 10 anni della conservazione (da 20 a 30, con scadenza 2044). Non riceviamo alcuna risposta, ricevuta o conferma dell’avventura prolungamento del periodo di stoccaggio.

10 luglio 2019

Riceviamo una email da Cryosave con la quale comunicano una serie di nuovi numeri di telefono italiani con riferimenti e contatti per i clienti italiani, proviamo a chiamare più volte per avere notizie ma nessuno risponde. C’è una segreteria che chiede di lasciare un messaggio ma nessuno mai ci richiama. A quel punto, cercando sul web, veniamo a conoscenza di un gruppo Facebook “Genitori Cryosave” con oltre mille membri e scopriamo che non siamo i soli a trovarci in questa situazione. Tramite il gruppo Fb, veniamo a conoscenza del fatto che Cryosave Italia sarebbe fallita, diverse persone del gruppo che hanno fatto ricerche pubblicano addirittura copia dell’istanza fallimentare.
 
Andiamo sul sito Famicord.eu dove si trovano contatti specifici per i clienti Cryosave Italia con vari numeri di telefono e un form che ci chiedono di riempire in modo che possano darci notizie circa i nostri campioni. Riempiamo il form e telefoniamo a uno di quei numeri, dove un’impiegata che parla italiano ci comunica che Famicord si farà carico della conservazione delle cellule ma non della parte amministrativa di tutta la questione, che rimane in mano alla Cryosave. Alla nostra domanda su dove siano attualmente i nostri campioni, l’impiegata risponde che non è in grado di dircelo perché hanno appena ricevuto oltre 300mila campioni da Cryosave e devono ancora schedarli tutti. A settembre, ci dice, Famicord ci farà sapere. Ovviamente non può dirci se il periodo di conservazione delle nostre cellule sia effettivamente stato esteso per altri 10 anni. Ci dice di continuare a provare a contattare Cryosave per la parte amministrativa e che se non dovessimo avere risposta entro settembre Famicord avrà cura di informarci e che in ogni caso onoreranno l’estensione del periodo di stoccaggio.
 

Fine agosto 2019

Sparisce da internet il sito di Cryosave Italia.
 

13 settembre 2019

Arriva via mail la riposta di Famicord al form che avevamo compilato a luglio: ci scrivono che il campione di tessuto di cordone ombelicale si trova nei loro laboratori di Varsavia. Dovremo invece ancora aspettare per avere la conferma di dove sia finito il sangue cordonale ma ci garantiscono che arriverà una nuova comunicazione.
 

15 settembre

Arriva una nuova email da Cryosave in cui confermano che il tessuto di cordone si trova a Varsavia, poi una nuova mail sempre da Cryosave con una serie di allegati della società Esperite: annunciano che dal 27 agosto è entrata in ballo un’altra società mai sentita nominare prima, la Myrisoph, e si riporta in calce alla mail ancora il numero telefonico di Cryosave di Roma al quale, tanto per cambiare, non risponde mai nessuno.
 
Insomma, dopo tre mesi ancora non sappiamo dove sia finito uno dei due campioni, e nemmeno abbiamo avuto conferma né ricevuta relativa al prolungamento del periodo pagato con altri 370 euro a giugno. Abbiamo mandato una nuova email a Cryosave (anche tramite Pec a un indirizzo di posta certificata reperito sul gruppo Fb) per chiedere fattura e conferma dell’estensione fino al 2044. Restiamo in attesa…

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Carlo Verdelli
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