La terapia genica contro la Sma ha ricevuto il via libera negli Stati Uniti


UN NUOVO passo in avanti nella lotta alla Sma. L’agenzia del farmaco americana (Fda) ha appena dato il via libera alla prima terapia genica per l’atrofia muscolare spinale, con l’indicazione al trattamento in bambini sotto i due anni di età, anche in caso di piccoli pazienti ancora pre-sintomatici al momento della diagnosi. Il farmaco sarà venduto da Avexis (azienda del gruppo Novartis) con il nome commerciale Zolgensma, e pur non rappresentando una cura definitiva per la malattia secondo gli esperti offre risultati rivoluzionari: azzeramento della mortalità a quattro anni dalla diagnosi, e un’importante efficacia su molti dei parametri clinici rilevanti per i piccoli affetti da questa grave patologia. Unica nota negativa, purtroppo, il prezzo: attualmente si tratta del farmaco più costoso mai entrato in commercio in America, con un prezzo pari a 2milioni e 125mila dollari per paziente. In Europa la terapia è ancora in fase di approvazione, e non è ancora possibile stimare con quale prezzo farà la sua comparsa sul mercato nei prossimi anni.

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Rimpiazzare il “gene malato”

La Sma è una malattia rara che colpisce prevalentemente in età pediatrica, ed è legata a un difetto genetico che provoca il malfunzionamento dei motoneuroni, le cellule del sistema nervoso centrale che controllano il movimento dei muscoli. Nella forma di tipo 1, la più grave, i bambini perdono progressivamente la capacità di stare seduti, di tenere dritta la testa, sviluppano problemi respiratori e incapacità di deglutire. In assenza di trattamenti, solo l’8% dei piccoli pazienti sopravvive fino ai 20 mesi di vita. “Nel 95% dei pazienti i sintomi sono causati da una mutazione genetica, una delezione che colpisce il gene Sm1”, spiega Eugenio Mercuri, direttore della struttura complessa di Neuropsichiatria Infantile, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma. “Questa terapia è quello che definiamo un ‘gene replacement’: grazie a un vettore virale, un virus modificato per l’occasione, si reintroduce nel Dna delle cellule bersaglio la copia funzionante del gene, in modo che riprenda la produzione della proteina necessaria per il funzionamento dei motoneuroni”.

L’efficacia di Zolgensma

L’approvazione della nuova terapia da parte dell’Fda segue di poche settimane la presentazione dei primi dati dello studio di fase 1 Start, che ha verificato sicurezza ed efficacia di Zolgensma su 12 bambini con Sma di tipo 1 a cui la terapia è stata somministrata entro i primi sei mesi di vita. Dati che coprono un periodo medio di 4 anni dall’inizio del trattamento, e che a detta degli specialisti sono estremamente interessanti. Come dimostrano in modo piuttosto evidente i risultati ottenuti in termini di sopravvivenza: in assenza di trattamento solo l’8% dei pazienti con Sma di tipo 1 raggiunge i due anni di vita, mentre nello studio tutti i bambini erano ancora vivi a quattro anni dalla somministrazione della terapia. E non è tutto: “Dobbiamo ricordarci che la Sma di norma è una malattia i cui sintomi sono sempre destinati a peggiorare, mentre con la terapia genica abbiamo osservato per la prima volta dei miglioramenti”, sottolinea Mercuri. “Normalmente un bambino con Sma di tipo 1 non riesce mai a mantenere una stazione seduta, mentre nel trial quasi tutti i bambini trattati ci sono riusciti, e hanno mostrato inoltre risultati estremamente importanti anche sulla capacità di respirazione, e di deglutizione”.

Non è una cura miracolosa

I risultati, insomma, sono importanti e concreti, e meritano senz’altro una giusta dose di entusiasmo. Ricordando però che non può essere considerata una cura definitiva, e che per quanto promettente non è esente da limiti. “Abbiamo appreso con grande gioia ed emozione la notizia dell’approvazione da parte della Fda americana della terapia genica per la Sma – commenta la Presidentessa dell’associazione di pazienti “Famiglie Sma”, Daniela Lauro – ma è importante ricordare che la terapia attualmente è stata approvata solo negli Stati Uniti, solo per i bambini entro i 2 anni di età e che la somministrazione avviene tramite un’infusione endovenosa”.

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Per ora, inoltre, la sperimentazione ha coinvolto un numero limitato di bambini. Anche se sono già in corso altri due studi (in cui l’Italia ha un peso importante, con più di metà del totale dei pazienti arruolati) che ne stanno verificando l’efficacia su una platea di pazienti più ampia. E i risultati – assicura Mercuri – per ora sono in linea con quelli emersi dallo studio Star. “L’approvazione di questa terapia genica è senz’altro una notizia importante, che arriva tra l’altro in un periodo eccitante nella lotta contro la Sma”, continua l’esperto. “Di recente avevamo finalmente ottenuto il primo farmaco efficace contro l’Atrofia muscolare spinale, il nusinersen, e con l’approvazione della nuova terapia, che speriamo arrivi presto anche in Europa, raddoppierà l’offerta terapeutica, e con essa le nostre possibilità di modificare gli effetti della malattia. In questo caso, inoltre, si tratta di un farmaco che viene somministrato una sola volta nell’arco della vita, e che risulta più efficace se somministrato precocemente. Mancano ancora dati a riguardo, ma la speranza è che abbia effetti ancora più profondi se somministrato su bambini malati ma ancora asintomatici, in cui il danno ai motoneuroni deve ancora fare la sua comparsa”.

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La questione del prezzo

Con oltre due milioni a trattamento, Zolgensma attualmente è la più costosa terapia mai approvata negli Stati Uniti. Una novità a cui nei prossimi decenni dovremo probabilmente abituarci, perché la questione dei costi riguarda, più in generale, tutto l’universo delle terapie geniche, trattamenti che necessitano di anni di ricerca e sviluppo per arrivare sul mercato, e spesso sono indirizzati a una platea di pazienti contenuta. Tutte caratteristiche che concorrono a far salire i prezzi alle stelle, come esemplifica il caso del farmaco Luxturna, una terapia genica che cura una rara forma di cecità genetica, lanciata sul mercato a 850mila dollari per paziente, e subito ribattezzata “la linea sottile tra speranza e bancarotta”.

Nel caso di Zolgensma, Novartis assicura che il prezzo fissato in America rientra negli standard di costo/efficacia per le malattie rare. E in questo caso a dargli ragione ci sono anche gli esperti dell’Institute for Clinical and Economic Review (o Icer), istituto indipendente che si occupa di valutare il prezzo dei nuovi farmaci. Nel caso della terapia genica contro la Sma, la stima degli esperti Icer è che il prezzo sia giustificato tra 1,2 e 2,1 milioni di dollari a paziente, in quanto capace di “trasformare drammaticamente la vita delle famiglie colpite da questa malattia devastante”.

Per sapere quanto costerà in Italia, invece, ci sarà da aspettare ancora un po’. La terapia infatti non ha ancora ricevuto il via libera dell’Agenzia Europa per i medicinali (Ema), e solo dopo questo primo step l’Aifa potrà iniziare la contrattazione che porterà a fissare il prezzo nel nostro paese. “Al momento è impossibile prevedere quale sarà il costo in Italia, e i possibili effetti in termini di sostenibilità”, conclude Mercuri. “Molto dipenderà anche dalle indicazioni terapeutiche con cui verrà approvata in Europa e nel nostro paese, e quindi dalla platea di pazienti a cui sarà indirizzata.


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