Lavoro, torna il bisogno di stabilità. Timori di macelleria sociale dall’innovazione – Repubblica.it


Torna il bisogno di lavoro stabile, continua a soffrire il mondo delle attività in proprio. Nonostante la consapevolezza del lavoro che cambia, della necessità di flessibilità e dell’impatto che avranno le nuove tecnologie, “nel corso degli ultimi anni, insieme ai processi di flessibilità, è cresciuto anche il bisogno di un lavoro stabile (67% nel 2019 contro il 61% del 2015), mentre è in calo la propensione ad aprire una propria attività (19% nel 2019 contro il 23% del 2015)”. A dirlo è un sondaggio che SWG ha presentato ieri, in esclusiva per Legacoop in occasione del 40° Congresso nazionale.

“La crisi economica e la flessibilizzazione contrattuale hanno gemmato un significativo mutamento di paradigma negli ultimi anni: il ritorno del valore del lavoro. Il lavoro non è solo stipendio (lo è per il 22% delle persone), ma, per la maggioranza del Paese, significa stabilità (17%), possibilità di conciliare la vita personale con quella occupazionale (15%), opportunità per esprimere le proprie competenze (25%), percorso per formarsi, fare carriera e fare esperienze differenti (18%)”, dice la ricerca. In ossequio alle fondamenta della nostra Costituzione, inoltre, la stragrande maggioranza degli italiani (91%) dice che una società è realmente giusta solo se ci sono uguali opportunità di partenza sul lavoro.

“Il tema del lavoro -sottolinea Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop- è la sfida del domani, anche in ragione della quarta rivoluzione industriale. Una sfida che non si gioca solo sulla stabilità, ma anche sul vasto terreno dell’equità e delle opportunità che l’autoimprenditorialità può generare se fondata su principi di condivisione, rispetto delle persone, valorizzazione delle competenze e stabilizzazione esistenziale. Per questo -conclude Lusetti- siamo convinti che l’esperienza realizzata dalle cooperative sia utile per aiutare le persone ad affrontarla”.

La sfida di domani è fatta anche e soprattutto di tematiche quali digitale e intelligenza artificiale: argomenti che suscitano, nelle persone, emozioni positive quali fiducia (47%), sorpresa (39%), attesa (33%), dice una seconda parte del sondaggio di SWG. I timori coinvolgono, principalmente, i dati personali. Non si tratta solo del tema della privacy, ma della ben più complessa apprensione legata alla paura di vedersi sottratto qualcosa di sé, un pezzo della propria storia o identità. “Nonostante il buon rapporto con le trasformazioni tecnologiche, gli italiani temono gli effetti negativi della quarta rivoluzione industriale. Hanno paura che essa si trasformi in macelleria sociale, portando alla scomparsa dei lavori a bassa qualificazione (62%), allo strapotere delle multinazionali (61%) e alla concentrazione del potere sempre in mano di poche persone (58%)”, dice il rapporto.

Le persone s’immaginano una società futura in cui peggiorerà la qualità della vita e del lavoro; in cui ci saranno persone sempre meno ricche; in cui la libertà degli individui sarà limitata e si avranno meno opportunità e meno ricchezza derivante dal lavoro.

L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica


http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *