Le imprese italiane nel 2017 hanno donato il triplo di quelle degli Stati Uniti  – Repubblica.it


MILANO – Le imprese italiane sono piuttosto “generose”, nel 2017 hanno donato di più rispetto all’anno prima, quest’anno prevedono di aumentare le loro donazioni, che comunque in rapporto al fatturato sono il triplo rispetto al network Cecp che riunisce 150 tra le maggiori aziende statunitensi per promuovere la filantropia d’impresa. Sono le principali evidenze della seconda edizione di Corporate Giving in Italy, basata sui bilanci 2017 di 94 aziende italiane di medie/grandi dimensioni (per il 45% italiane, il resto filiali estere), che insieme producono un fatturato di 209 miliardi, con 510mila dipendenti. Un terzo di queste è quotato.

Cresce il coinvolgimento diretto delle aziende, calano le fondazioni aziendali

Dall’indagine emergono donazioni 2017 pari a 191,14 milioni a favore di vari enti del terzo settore, pari allo 0,3% dei loro ricavi, e il triplo dello 0,1% donato dalle associate al Cecp negli Usa. Nell’88% dei casi in forma di denaro versato direttamente dalle imprese e per un altro 5% da “fondazioni d’impresa”, mentre il restante 7% è costituito da contributi in beni e servizi. Il valore mediano dei contributi in denaro è di 240.735 euro per le imprese, e di 214.250 euro per le loro fondazioni. “Il coinvolgimento diretto delle aziende è in crescita, mentre le fondazioni calano del 9%, con una tendenza all’accentramento e alla professionalizzazione della filantropia che deriva dalla volontà di fare maggiormente leva sulla riconoscibilità del brand azinedale e connettere più strettamente le scelte filantropiche con le strategie d’impresa”, si legge nella ricerca.

I settori di intervento: salgono assistenza sociale e protezione civile

Come nella prima edizione dell’indagine, restano al primo posto le tre priorità dell’investimento filantropico aziendale: cultura, sport e ricreazione. Ma in vetta si  registra un calo rispetto alla rilevazione precedente, perché il loro ammontare scenda dal 28,19% al 19,71% del totale donato. Cresce invece l’interesse per i due settori assistenza sociale e protezione civile, che nel 2016 erano al 14,4% mentre salgono al 18,64% nel 2017. Al terzo posto è stabile il sostegno agli enti nell’ambito dell’assistenza sanitaria (10,9%), ormai tallonata dall’istruzione, che quasi raddoppia i contributi (8%). Cresce molto, al quinto posto, anche lo spazio alla ricerca (5%). Non è un gran segno: quando si donano più soldi ai bisogni primari essenziali, significa che lo Stato sta peggiorando il welfare pubblico e che il disagio sociale è in aumento. Anche le Fondazioni ex bancarie, nel 2017 hanno erogato sui territori circa un miliardo di euro, hanno registrato dinamiche simili nei settori.

Volontariato aziendale in oltre metà delle aziende, forte aumento delle ore

Più di un’impresa su due tra quelle analizzate ha svolto almeno una iniziativa di volontariato, a cui ha preso parte il 37% dei dipendenti (+19% rispetto alla prima edizione) per totali 130.742 ore di volontariato aziendale. Il valore mediano è di 720 ore, in forte aumento rispetto alle 108 ore mediane della rilevazione precedente. La tipologia più diffusa sono le iniziative di volontariato durante il normale orario di lavoro (72% dei casi), cui seguono i “community day” e le iniziative che contemplano il coinvolgimento delle famiglie dei dipendenti.

Le previsioni sul 2018: stabilità o aumento delle donazioni

Il corporate giving è una cosa sempre più “seria”, per le imprese italiane. Lo conferma la crescente prassi di misurare gli impatti degli interventi (nel 79% dei casi), e la professionalizzazione dei soggetti, che spesso riportano direttamente alle massime cariche aziendali. Questa strutturazione fa prevedere gli intervistati che il flusso di denaro non si fermerà: “La propensione è cresciuta sia a fronte di una stabilità dei risultati economici, che in presenza di una loro riduzione – si legge in una nota -, ed emerge anche per il periodo successivo”. Il 56% delle imprese intepellate prevede un giving stabile, il 32% si aspetta un incremento nel futuro.

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Mario CalabresiSostieni il giornalismo
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