Libertadores, River Plate-Boca Juniors: Madrid blindata, conto alla rovescia per il Superclásico



MADRID – Madrid è blindata. Oltre cinquemila agenti e rigidi controlli di sicurezza disposti nelle vie d’accesso alla capitale. Aeroporti, metropolitane, stazioni e strade tenute sotto controllo per evitare disordini. Migliaia i tifosi argentini giunti nella capitale spagnola e altri ne stanno ancora arrivando, 400/500 i “barrabravas”, la frangia più violenta delle due tifoserie, con regolare biglietto.

Il gemellaggio tra gli ultras dei millonarios e quelli del Rayo Vallecano getta ulteriore benzina in una polveriera pronta a esplodere. Questo è River-Boca, atto 2. L’attesa è finita, domenica alla 20.30 si giocherà al Santiago Bernabeu la finale di ritorno della copa Libertadores che si sarebbe dovuta disputare al Monumental di Buenos Aires lo scorso 24 novembre.

BATTAGLIA CONTINUA – Una finale di ritorno che, visto il 2-2 dell’andata e i 10mila km di distanza da Buenos Aires, ha tanto il profumo di una finale secca. Il numero uno del River, Rodolfo D’Onofrio, che già si era ribellato verbalmente alla decisione della Conmebol di giocare lontano dalla capitale argentina, ieri ha rincarato la dose parlando di “enorme vergogna per il calcio argentino con i supporters dei millionarios privati della loro partita”. E la battaglia a distanza tra i due club prosegue soprattutto fuori dal rettangolo di gioco col presidente del Boca Juniors, Daniel Angelici, che sempre ieri ha annunciato il ricorso al Tas contro la decisione di non assegnare la vittoria a tavolino agli xeneizes.

I DISORDINI E LA DECISIONE DELLA CONMEBOL  – E’ chiaro che, dopo il 2-2 dell’andata alla Bombonera, i millonarios avrebbero voluto disputare il ritorno al Monumental davanti al proprio pubblico, ma dopo i disordini del 24 novembre che hanno costretto la Conmebol a rinviare per ben due volte la finale di ritorno di quella che sarebbe dovuta essere una cartolina di Buenos Aires e del calcio argentino in tutto il mondo, non c’erano più i presupposti per poter andare avanti col solito calendario.

Eppure la confederazione sudamericana ci aveva provato, rinviando la partita al giorno dopo, ma il clima di terrore che si era instaurato attorno alla squadra del Boca era troppo grande per farlo passare in secondo piano. Il pullman preso a sassate nei pressi del Monumental, autista e giocatori feriti e portati in ospedale e una polizia, quella argentina, del tutto inesistente, tanto da far dimettere tre giorni dopo il capo della sicurezza di Buenos Aires, il ministro Martin Ocampo.

I FATTACCI DEL 2015  – Aspettando il Tas, il Boca Juniors si era già mosso, trovando subito risposte negative, per la vittoria a tavolino ricordando la decisione della Conmebol del 2015. Era il 14 maggio del 2015 e alla Bombonera si giocava uno storico quarto di finale di copa Libertadores tra gli xeneizes e il River. Era la gara di ritorno dopo che all’andata al Monumental era finita 1-0 per i padroni di casa. La sfida, però, non vide mai un secondo tempo, perché nel corso dell’intervallo, col risultato fermo sullo 0-0, alcuni tifosi gialloblù riuscirono a tagliare con una smerigliatrice la rete metallica che li separava dal campo e poi a bucare il tunnel che portava agli spogliatoi.

Creatosi un pertugio, gli ultras del Boca lanciarono un gas urticante al passaggio dei giocatori del River che chiaramente non poterono più continuare la partita. In sei furono colpiti gravemente, alcuni con ustioni di primo grado. La gara fu sospesa e la Conmebol assegnò la vittoria a tavolino al River con 4 gare a porte chiuse in coppa per il Boca.

UNA RIVALITA’ LUNGA UN SECOLO  – Ma come nasce una rivalità così grande che dura da oltre 100 anni, tanto da far sembrare piccola Buenos Aires, città che solo tra Primera Division, Primera B e Terza serie vanta la bellezza di 25 club? Tutto nacque quando il barrio de “La Boca” divenne troppo piccolo per far convivere due squadre, così entrambe si sfidarono in una contesa che valeva più del singolo punteggio, valeva un territorio.

Il River perse e decise di trasferirsi nel quartiere di Palermo, più lussuoso e residenziale di quello “povero” e “puzzolente” a ridosso del porto. Da allora quelli del River divennero i millionarios (che quando lo pronunciano i xeneizes non è un complimento) e quelli del Boca vennero ribattezzati “bosteros” (e anche qui non siamo proprio al massimo dell’eleganza, visto che la “bosta” è la cacca del cavallo). Poveri contro ricchi, Boca contro River e si sa, quando si creano queste etichette la lotta in campo è solo una cornice a quanto accade realmente fuori.

LA GRANDE TRAGEDIA DEL ’68 –  Nel 1968 il Superclásico che si giocò al Monumental segnò per sempre la rivalità tra le due tifoserie. Per comprende al meglio quello che accadde sugli spalti bisogna fare un breve viaggio nell’Argentina di quegli anni: solo due anni prima c’era stato un golpe militare che aveva portato al potere il Generale Ongania e la violenza nel paese era all’ordine del giorno con una crisi economica che stava impoverendo ancora di più la popolazione. La violenza era la normalità e il calcio non ne era esente. Era il 23 giugno, pieno inverno, sugli spalti del Monumental le bandiere del Boca venivano bruciate, i bicchieri di plastica venivano riempiti di urina e lanciati dai tifosi da un settore all’altro.

Poco prima della fine del match alcuni sostenitori del Boca decisero di lasciare lo stadio dalla “Puerta 12”, da dove erano entrati, uno dei cancelli più stretti e ripidi dello stadio. La versione ufficiale della polizia parla di incrocio tra tifosi: da una parte scendono, dall’altra salgono, chi è dietro spinge per scendere e chi è dentro, in quel budello stretto e semibuio, tenta di sopravvivere, senza riuscirci: 71 i morti, 150 i feriti.

Ma ci sono altre due versioni, la prima parla di cancello chiuso, la seconda, ben più macabra, di una carica punitiva della polizia (ce n’erano state diverse sugli spalti) per i cori “peronisti” che avevano accompagnato tutto il match. Per la giustizia argentina nessun colpevole. Un fatto rimasto impunito che ha segnato ufficialmente l’odio e l’antipatia dei due club.
 


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