Lorenzo Guerini ministro della Difesa


La foto del profilo Whatsapp è una veduta dalla tribuna del Giant Stadium e le lettere “S” e “F” intrecciate di colore arancio su fondo nero spiccano sulla cover del suo smartphone: quella di Lorenzo Guerini, neo ministro della Difesa, per il baseball e per i San Francisco Giants è una passione che ne fa una mosca bianca in Parlamento, dove la passione dominante è quella per il calcio.

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Questo però non ha impedito a Guerini, attuale presidente del Copasir, di conquistarsi la stima di compagni di partito e avversari politici. La sua dote migliore è il fiuto politico e la capacità di mediazione che gli è valsa più volte la definizione di “pontiere” o, anche, quella di “Gianni Letta renziano”. All’ex presidente del Consiglio, Lorenzo Guerini si lega ai tempi dell’Anci, quando da sindaco di Lodi incontrava il suo omologo fiorentino Matteo Renzi durante le assemblee dell’associazione dei comuni e durante le riunioni della Conferenza Unificata. Tra i due si stabilirà un immediato feeling che, seppur fra alti e bassi, continua ancora oggi. Eppure i due non potrebbero essere più diversi, tanto è impulsivo e “fumantino” Renzi quanto cauto e riflessivo Guerini.

Figlio di padre comunista, come lui stesso racconta, comincia l’attività politica da giovanissimo nella Democrazia Cristiana. Ricopre la carica di presidente della Provincia di Lodi dal 1995 al 2004 – per due mandati – e sindaco di Lodi dal 2005 al 2012. L’8 dicembre 2013 è al fianco di Renzi la notte delle primarie vinte contro Gianni Cuperlo e Peppe Civati e lo sarà anche durante le consultazioni portate avanti dal fiorentino per la formazione del governo febbraio 2014. Diviene poco più tardi portavoce della segreteria Pd guidata dall’ex premier. Non assume, però,incarichi di governo quando Renzi arriva a Palazzo Chigi, ma risulta particolarmente prezioso al premier nel cucire i rapporti all’interno del partito e, più spesso, all’esterno così da permettere al Pd e al governo di superare indenni prove del fuoco come la legge elettorale e il Jobs Act. Le politiche del 2018 lo vedono sconfitto assieme al Pd, ma la sconfitta gli offre l’opportunità di essere per l’appunto il candidato d’opposizione per la guida del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.

Dopo le dimissioni di Renzi, la guida del partito passa a Maurizio Martina che Guerini sosterrà alle primarie dopo il ritiro del candidato unico renziano, Marco Minniti. Si tratta di una sorta di “scissione” interna all’area Renzi, con i ‘duri e puri’ della mozione Giachetti che si pongono nettamente in opposizione alla mozione Zingaretti e ‘Base Riformista’, la corrente a cui Guerini da nel frattempo vita assieme a Luca Lotti, che comincia a portare avanti una opposizione ‘costruttiva’.
(Ansa)


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Carlo Verdelli
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