Macedonia, si dimette il ministro della Difesa della Grecia


ATENE. Da sempre contrario all’accordo raggiunto con la Macedonia sull’annoso problema del nome della repubblica ex jugoslava, il ministro della Difesa greco e princiaple alleato della coalizione di governo, Panos Kammenos, si è dimesso. Lo riferiscono i media greci. Kammenos ha confermato “le differenze inconciliabili” con il premier Alexis Tsipras in vista del prossimo voto parlamentare sul nuovo nome della Macedonia.

“La questione macedone non mi permette più di non sacrificare il mio posto”, ha dichiarato Kammenos, annunciando il “ritiro dal governo” dei membri del suo partito in una dichiarazione in diretta davanti alle telecamere all’uscita dall’ufficio del primo ministro. Tsipras ha accettato le dimissioni e ha annunciato che chiederà il voto di fiducia in Parlamento.

Ieri il Parlamento della Macedonia aveva approvato definitivamente con 81 voti a favore su 120 – più dei due terzi necessari – una modifica della Costituzione per cambiare il nome in “Repubblica della Macedonia settentrionale”. Il cambio del nome era stato sottoposto a un referendum consultivo lo scorso settembre, dove il Sì aveva vinto senza però raggiungere il quorum del 50 percento.

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Si sarebbe dovuto mettere così fine a una disputa con la Grecia che va avanti dagli anni Novanta e che finora aveva impedito alla Macedonia di entrare nella Nato e nella Unione Europea. Ma per diventare effettiva la riforma deve essere approvata anche dal Parlamento greco. Dopo le dimissioni di Kammenos, l’iter diventa più difficile.

Le origini della disputa tra Macedonia e Grecia risalgono al 1991: quando la Macedonia dichiarò la sua indipendenza dalla Jugoslavia scelse il nome “Repubblica di Macedonia” che aveva quando faceva parte della federazione, ma politici greci l’accusarono di essersi appropriata di un nome che rientra nei confini dello Stato greco, la regione della Macedonia appunto.


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Mario Calabresi
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