Malacalza non iscrive la sua quota – Repubblica.it


MILANO – Ennesimo snodo, questa volta decisivo, nella partita per il salvataggio di Carige. I soci della banca devono approvare un aumento di capitale da 700 milioni e il primo azionista Vittorio Malacalza, forte del 27,5% del capitale, si è presentato all’assise: “Sono qui come piccolo azionista”, ha detto ai cronisti senza dare indicazioni sulle mosse che farà la sua Malacalza Investimenti.

L’assemblea, però, al momento dell’avvio registrava il 47,5% del capitale presente e non, dunque, il pacchetto in mano alla famiglia ligure. Un dato che, se confermato, rischia di essere decisivo. Con quella quota, infatti, gioca un ruolo fondamentale nell’esito dell’assemblea. I Malacalza, il 22 dicembre scorso, si erano astenuti e avevano bloccato l’aumento, che allora valeva 400 milioni.

Dopo quella decisione è scattato il commissariamento dell’istituto, deciso dalla Bce. Per l’approvazione della delibera in assemblea straordinaria, oggi, serviranno voti a favore dai due terzi dei presenti: così se i Malacalza parteciperanno ma si asterranno (come a dicembre) o voteranno contro, la proposta di aumento potrebbe saltare di nuovo. In caso di una nuova bocciatura in assemblea, il rischio è anche quello di una liquidazione coatta, con effetti dirompenti sull’economia dei territorio e ancor prima per i 4mila dipendenti (3.700 attesi a fine anno da piano). Se invece non parteciperanno, non ci saranno problemi per l’approvazione.

Si prevede un’assemblea fiume, con prenotazioni da oltre 15mila azionisti in proprio e per delega con in mano fino all’80%.

In assemblea è presente anche il presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, Salvatore Maccarone, con il direttore generale, Giuseppe Boccuzzi. Lo Schema volontario del fondo, se verrà approvata la ricapitalizzazione, diventerà azionista di riferimento pro tempore della banca. Maccarone ribadisce l’auspicio che l”assemblea approvi l’aumento e, per farlo, Malacalza Investimenti deve votare a favore o non partecipare al quorum costitutivo dell’assemblea.

Il ‘conto’ del rafforzamento patrimoniale nel riassetto previsto è di 900 milioni: 700 tramite aumento, con dei warrant gratuiti collegati, e 200 tramite un prestito subordinato. La ricapitalizzazione sarà distribuita per 312,2 milioni allo Schema volontario (con conversione dei bond sottoscritti a novembre 2018), per 63 alla Ccb, per 85 in opzione ai soci attuali e per 238,8 al Fitd (garante anche per l’inoptato eventuale degli 85 riservati ai ‘vecchi’ azionistì). Schema volontario e Fondo interbancario hanno poi dato alla Cassa trentina un’opzione di acquisto sulle proprie quote, esercitabile tra il luglio 2020 e fine 2021. Lo Schema volontario ha anche messo sul tavolo azioni gratuite per 10 milioni di euro per i soci attuali, che saranno assegnate premiando soprattutto la partecipazione in assemblea.

Amco (la ex Sga, società pubblica che lavora sui crediti difficili) interverrà rilevando 3,1 miliardi di crediti deteriorati.

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Carlo VerdelliABBONATI A REPUBBLICA


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Babà Napoli

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