Maria Rosaria: “La mia prima estate al sole dopo il melanoma”


DOPO avere avuto un melanoma posso ancora prendere il sole? E’ quello che si chiedono quasi tutti i pazienti che hanno avuto questo tumore della pelle e che si apprestano a vivere la loro prima estate dopo la malattia. Soprattutto se la meta scelta è il mare, i dubbi sono tanti e la paura che esponendosi al sole si rischi una recidiva può indurli a rinunciare alla spiaggia. Maria Rosaria Chimenti, 58 anni, sta vivendo proprio questa situazione perché quella del prossimo agosto sarà la sua prima vacanza dopo il melanoma. Ad Oncoline racconta il suo percorso e le paure che caratterizzano queste giornate.
 

Sole tra paura e voglia di normalità

Maria Rosaria è nata a Napoli ma vive a Curti vicino a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. E’ vedova e ha un figlio di 26 anni e che vive a Roma. Lei si occupa quasi a tempo pieno della madre che ha l’Alzheimer ed è cieca. Ad agosto andrà per qualche giorno in vacanza con il cuore più leggero perché ha appena ricevuto l’esito del secondo esame istologico che è risultato negativo. Mi manda su WhatsApp la foto dell’esame su cui c’è scritto: “assenza di neoplasia”. Quindi è finita finalmente la fase della malattia e della paura. Ora può programmare le vacanze e concedersi giorni leggeri. Appena ci sentiamo al telefono, le chiedo subito se ha paura di esporsi al sole dopo aver dovuto superare la diagnosi e poi la cura di un melanoma. Non teme che possa scatenare una recidiva? “Ho il terrore di espormi al sole dopo aver avuto il melanoma”, mi confessa ma poi prosegue: “Ma la mia è una paura che serve a proteggersi: non voglio rinunciare al sole. So che se si adottano le giuste precauzioni non c’è pericolo. Perciò, andrò in vacanza ma avrò un comportamento sano e vorrei invitare tutti ad andare in spiaggia per godersi il mare, l’aria buona ma non per diventare neri anche perché così la pelle invecchia prima”, conclude con una risata.

Leggi Sole, consigli pratici per proteggersi dal melanoma

La scoperta casuale del melanoma

Maria Rosaria aveva un neo sulla coscia destra che aveva fatto vedere a un dermatologo sei anni prima. “Mi fu detto che non era niente di preoccupante e di tenerlo sotto controllo”, racconta la donna. “Dopo 4-5 anni, il neo si è modificato e allargato. Un segmento era regredito e i margini erano frastagliati: insomma aveva tutte le caratteristiche del melanoma ma io non lo sapevo”. Poi un giorno Maria Rosaria, che è molto devota alla Madonna, si è recata a Messa in una zona che in genere non frequentava e uscendo dalla Chiesa ha visto un Camper per la prevenzione che effettuava il controllo dermatologico gratuito dei nei. “Decisi di andare perché volevo fare un piccolo tatuaggio alle sopracciglia e volevo farmi controllare un neo che avevo proprio sull’occhio. Poi visto che mi trovavo lì, mostrai anche il neo sulla coscia destra che avevo fatto vedere sei anni prima. A quel punto, il medico sbiancò e solo guardandolo in faccia ho realizzato quello che mi stava accadendo”.
 

Dalla diagnosi all’intervento

Dalle caratteristiche del neo, il medico aveva capito subito che si trattava di un tumore. Perciò, comunicò alla donna che aveva un sospetto melanoma e che doveva essere operata entro 15 giorni. Da quel momento in poi, Maria Rosaria ha passato notti intere a studiare il melanoma per capire che cosa le stava succedendo. All’ospedale di Caserta ha fatto il primo intervento chirurgico a Pasqua di quest’anno. “Ho trovato dei medici bravissimi che mi hanno tranquillizzata”, spiega. “All’ospedale di Caserta ho fatto l’escissione del neo in anestesia locale e poi sono stata dimessa 2-3 ore dopo. Poi è iniziata la lunga attesa dell’istologico che è stata un vero calvario più dell’intervento stesso perchè non sapevo l’entità del danno che aveva causato il tumore”. Dopo 30 giorni, la risposta non arrivava probabilmente anche perché quest’anno Pasqua era ‘attaccata’ ad una serie di festività e ponti che hanno allungato i tempi. “Poi quando finalmente arrivò l’esito non era del tutto chiaro per cui ho dovuto farmi dare i vetrini che poi ho portato all’ospedale Pascale di Napoli per farli nuovamente analizzare. Per fortuna, risultò che si trattava di un melanoma in situ che non aveva ancora avuto modo di fare altri danni nel derma più profondo. Come da prassi, anche nel melanoma in situ per precauzione si effettua un ‘allargamento’ e io l’ho fatto al Pascale a giugno. L’esito dell’esame istologico risultato negativo mi è appena arrivato”, conclude felice di poterlo dire.  
 

Le precauzioni al sole

Insomma, tutto è pronto per le prossime vacanze ormai vicine. Quali precauzioni adotterà Maria Rosaria? “In realtà – risponde – mi sono sempre protetta con creme solari ma magari mi esponevo anche nelle ore sbagliate perché mi sentivo tranquilla avendo messo la protezione. Ora so che devo evitare le ore più calde della giornata e grazie al gruppo Facebook APaIM Associazione Pazienti Italia Melanoma ho potuto fare tesoro di tante informazioni su questa malattia e sulla prevenzione condivise prima di tutto da Monica Forchetta, fondatrice del movimento, e poi da tutti i pazienti che ne fanno parte”. Proprio scambiando messaggi all’interno di questo gruppo, Maria Rosaria ha potuto condividere le sue paure per questa prima estate dopo il melanoma e i consigli su come esporsi al sole: “Seguo alcune semplici regole che tutti e non solo quelli che hanno avuto il melanoma dovrebbero adottare”, chiarisce Maria Rosaria: “Per esempio, al mattino in estate oltre alla crema da giorno metto anche la crema solare con fattore di protezione 50 su viso e collo cosa che prima non facevo. E poi al mare coprirò la cicatrice dell’intervento lunga 8 centimetri per evitare che il sole possa avere delle conseguenze”.
 

I consigli di chi è c’è passato: “Attenzione alle lampade abbronzanti”

Maria Rosaria ha il sospetto che a causare il melanoma siano state le lampade abbronzanti che ha fatto e non il sole. “In passato – confessa pensierosa – ho fatto qualche lampada abbronzante perché c’è l’idea che prima di andare al mare possa favorire l’abbronzatura. Ma sugli effetti e le conseguenze che ci possono essere, c’è molta ignoranza perché si tende a pensare che il tumore sia qualcosa che succede agli altri e non a sé stessi. Invece, ora so che le lampade abbronzanti uccidono come le sigarette e bisognerebbe dirlo perché i giovani non se ne rendono conto”. E a proposito dei giovani, appena avuta la sua diagnosi Maria Rosaria ha chiesto al figlio di sottoporsi ad un check up e di fare la mappatura dei nei per verificare che fosse tutto a posto: “Ho insegnato sin da piccolo a mio figlio a proteggersi dal sole e così lui ha preso l’abitudine di farlo anche crescendo. Credo sia fondamentale far fare a tutti gli adolescenti e specie a quelli che hanno i capelli rossi e la pelle chiara, la mappatura dei nei”.
 
 
 
 
 

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Carlo Verdelli
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