Migranti, peschereccio spagnolo verso Malta


A BORDO DELLA MARE JONIO. Si è sbloccata nella notte l’emergenza del peschereccio spagnolo Nuestra Madre de Loreto. L’imbarcazione con undici migranti a bordo aveva unilateralmente deciso di fare rotta verso la Spagna. Ma le condizioni meteo peggiorate all’improvviso avevano reso impossibile la cosa.

La svolta è arrivata quando il Centro di coordinamento spagnolo ha contattato il peschereccio comunicando finalmente il “porto sicuro” al comandante che è dunque stato invitato ad andare a Malta. Intorno alle 11 il peschereccio era a dodici miglia dalla costa e le autorità maltesi stanno organizzando l’evacuazione a La Valletta.

Dodici migranti sono stati caricati questa mattina a bordo del rimorchiatore Mare Jonio dagli attivisti del progetto Mediterranea. I dodici, provenienti da diversi paesi africani (ci sono due nigeriani, tre somali, un senegalese, tre egiziani e tre sudanesi), erano partiti dalle coste libiche intorno al 20 novembre scorso ed erano poi stati raccolti in mare nella notte tra il 22 e il 23 novembre dal peschereccio spagnolo Nuestra madre de Loreto mentre il loro gommone, mezzo sgonfio, scappava da una motovedetta della guardia costiera libica.

I migranti sono in condizioni di salute critiche. Appaiono stremati, spaventati e in molti sembrano avere ferite che dicono di aver subito nelle carceri libiche. Il medico di bordo della Mare Jonio, la volontaria olandese Ayla Emmink, ha immediatamente provveduto alla loro cura, mentre gli altri volontari hanno cominciato a distribuire acqua, cibo, coperte e bevande calde.

Si tratta del primo intervento della piattaforma italiana per il soccorso a mare dei migranti nata questa estate e che in questi giorni si trovava in acqua per la missione congiunta United4med, insieme all’Ong spagnola di Open Arms e a quella tedesca di Sea Watch.

In questi minuti il comandante della Mare Jonio, Carlo Bianca e l’armatore, Beppe Caccia stanno contattando l’Mrcc (maritime rescue coordination center) spagnolo per avere indicazioni sul da farsi.

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Sin dal primo giorno, infatti, gli unici interlocutori dei pescatori sono stati gli ufficiali del coordinamento soccorsi del loro Paese, visto che i libici – competenti poiché si trovavano nella loro zona Sar – non rispondevano né al telefono né alle email. Madrid non ha però potuto fare molto, limitandosi a tenere il peschereccio in stand by (in attesa di trovare un “porto sicuro” per accoglie i migranti) e a inviare, il 23 novembre, l’Ong Open Arms a fare un primo controllo medico a bordo.

La situazione è improvvisamente degenerata nella notte tra il 28 e il 29 novembre. Quando i pescatori – rimasti in contatto con United4Med, che nel frattempo aveva trovato riparo dal maltempo in Tunisia, nel porto di Zarzis – hanno chiamato i volontari per dire che a bordo le cose cominciavano a diventare ingestibili. Di fronte alla prospettiva di tornare in Libia, annunciata da una telefonata dell’Mrcc di Madird, due migranti avevano minacciato il suicidio, mentre gli altri avevano tentato una sorta di ammutinamento.

Uno di loro, sfinito dal mal di mare, giunto al settimo giorno in balia delle onde, aveva perso i sensi e i pescatori avevano fatto molta fatica a curarlo. Viveri e carburante, inoltre, stavano finendo (in particolare il gasolio, circostanza molto inquietante visto l’arrivo imminente di una perturbazione molto estesa).

Nelle ore successive, Open Arms e Mare Jonio, nonostante il mare mosso, sono dunque partite per raggiungere il peschereccio, che si trovava ormai in zona Sar maltese, a 14 ore di navigazione da Zarzis.  Intorno alle 9.30 dal peschereccio è partito un segnale di distress, un sos, in pratica.  Le Ong stavano ormai per arrivare sul punto. Hanno messo i  motori a tutta e sono intervenute. Le operazioni di trasbordo sono durate poco più di un’ora. E adesso gli equipaggi attendono istruzioni sul porto sicuro dove riportare i migranti. Malta o Italia, in questo momento, appaiono le soluzioni più probabili.
 

 

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Mario Calabresi
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