Morte di Imane Fadil: “Quei metalli sono diffusi nell’ambiente. Ma per uccidere servono dosi molto più alte”


Cadmio, antimonio, cromo: sono i metalli pesanti presenti nel corpo di Imane Fadil. “Ma dalle analisi del Centro antiveleni di Pavia non sembrano dosi da intossicazione letale”. Paolo Maurizio Soave, rianimatore del Centro antiveleni della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, conferma che l’argomento è nebuloso: “Queste sostanze hanno molti aspetti misteriosi anche per noi medici”. Ma di un aspetto è sicuro: “Anche concentrazioni due o tre volte più alte rispetto alla norma non sono sufficienti a uccidere. Esistono lavoratori di fonderie o altre industrie pericolose che superano di molto le dosi misurate nella donna, e senza conseguenze letali immediate”.
 
La contaminazione da metalli pesanti può essere lenta e graduale oppure improvvisa. Può avvenire attraverso la pelle, l’aria inalata o per ingestione. Il cadmio, ad esempio, è molto vicino a noi perché si trova nelle pile elettriche, ma non basta toccarle con le mani per intossicarsi. Per questo è anche improbabile che piccole tracce eventualmente presenti nei cosmetici abbiano prodotto danni gravi sulla donna. La pianta di tabacco, che raccoglie il cadmio dal terreno e lo accumula con molta efficienza nelle foglie, rende il fumo di sigaretta una delle fonti principali di inalazione questa sostanza. I pesci, soprattutto i predatori più longevi come tonni o pescespada, tendono ad accumulare metalli pesanti nei tessuti e a cederceli quando li mettiamo nel piatto. Anche l’uomo diffonde queste sostanze nell’ambiente attraverso industrie metallurgiche e fonderie, sistemi di smaltimento di rifiuti, agricoltura, impianti elettrici, autoveicoli. I metalli pesanti, poi, sono presenti normalmente nell’ambiente naturale: si tratta di elementi comuni della crosta terrestre, derivano ad esempio da antiche eruzioni. In alcune zone vulcaniche possono essere debolmente radioattivi, come il radon del viterbese. Ma anche qui, i rischi di intossicazioni acute sono molto bassi. Le dosi necessarie a uccidere una persona in poche settimane con cadmio, antimonio, cobalto o cromo sono improponibili: bisognerebbe ingerirne a chili. “Nessun individuo ha un valore pari a zero, quando si vanno a misurare i metalli pesanti” conferma Soave.  “Ma il problema per la salute diventa concreto quando si superano dosi tossiche. Sono stati stabiliti dei livelli massimi tollerati dal nostro organismo”.

Test non comuni, quelli per i metalli pesanti: non sono molti i laboratori capaci di eseguirli. Anche per questo, capire quali sono i “valori normali” della popolazione non è sempre chiaro. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e le leggi dei vari paesi fissano dei tetti da non superare. Ma un reale controllo su quanto contaminato sia l’organismo di ciascuno di noi non esiste. “I metalli pesanti possono causare tossicità al sistema nervoso, ai reni, al cuore e all’apparato gastrointestinale” spiega il tossicologo. “Ma di fronte a una paziente con aplasia midollare, la prima cosa che avrei pensato è ad un tumore”.
 
 


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