Moscopoli, Bonino: “Dal Cremlino strategia per destabilizzare le democrazie”. E su Salvini: “Un hater al Viminale”



“È scandaloso che più partiti italiani, con la Lega in testa, abbiano scelto in modo dichiarato un rapporto privilegiato con Putin in funzione anti europea”. Emma Bonino, la leader di +Europa e storica esponente radicale, parla di Moscopoli e del ruolo dell’Italia nella nuova commissione Ue. E su Salvini attacca: “È inconcepibile avere un hater professionale come ministro dell’Interno”.

Emma Bonino, lei è stata Commissaria Ue, ministra degli Esteri, ora senatrice, dopo l’elezione di Ursula Von der Leyen con il Governo giallo-verde italiano diviso, quale ruolo si è ritagliata l’Italia?
“Non si è ritagliata nessun ruolo, con un governo diviso, per metà ostile e per metà favorevole alla nuova presidente della Commissione. Il governo non ha preso una posizione sbagliata. Ha fatto di peggio, non ne ha presa nessuna, con l’illusione di ‘coprirle’ tutte, da quella con gli anti-Ue a quella a sostegno dell’asse Parigi-Berlino”. 

A che livello è oggi la credibilità internazionale dell’Italia?
“Basso, tendente al nullo. L’Italia non è un interlocutore, ma un problema. Ed essendo un grande paese è un grosso problema. Le campagne contro la Commissione e la Germania, le felpe contro l’euro di Salvini, l’alleanza del M5S con il gilet gialli, il sarcasmo contro le letterine di Bruxelles sull’equilibrio di bilancio. E sul piano globale la pretesa di essere alleati insieme della Russia e degli Usa, in funzione anti Ue, quando è evidente che, a prescindere da Trump, non si può essere insieme a favore e contro le strategie globali dell’Alleanza Atlantica. L’Italia non procede in nessuna direzione, va a caso, senza bussola, guidata unicamente da strategie di consenso interno dei partiti di Governo. Il ‘mondo’ per questo esecutivo non esiste, è solo il campo di gioco di partite nazionali”.

Potremmo ambire a un portafoglio importante?
“È evidente che l’Italia ha il dovere di esigerlo, meno evidente che il governo sarà in grado di ottenerlo. Ovviamente dipenderà anche dall’affidabilità delle persone indicate per questa carica”.
 
L’Italia potrebbe puntare al commissario per l’Africa, se l’idea si concretizzasse.
“L’idea contenuta nel programma della presidenza finlandese , è gia stata archiviata. Ma rimane il fatto  che l’Africa è un importantissimo dossier non per “fermare l’invasione”, non per o contro l’immigrazione, ma per lavorare su una grande partnership, una grande accordo per un’area di libero scambio Africa/Ue; una prospettiva strategica che metterebbe il Mediterraneo e l’Italia al centro di flussi di investimenti e di rapporti politico-commerciali – e non solo di migrazioni – che potrebbero trasformare il Sud da periferia a avanguardia di un’Europa protagonista della nuova fase della globalizzazione. Questo consentirebbe di stringere con i paesi africani anche accordi più efficaci contro l’immigrazione irregolare”.

Moavero, Trenta, Bongiorno: dopo che il leghista Giorgetti si è tirato indietro, sono i nomi che circolano. Lei su chi punterebbe?
“Sono invece molto favorevole alla promozione di figure femminili per una candidatura così prestigiosa. Ciò detto, mi pare complicato immaginare, al di là delle questioni di genere, che da un governo anti-europeo possa venire la candidatura migliore per la Commissione Ue.” 

Dallo scandalo Moscopoli che sfiora Salvini cosa trova più inquietante?
“Lo scandalo a cui da anni ci si trova dinanzi, molto prima delle intercettazioni del Metropol, non è che da Mosca possano essere arrivati illegalmente fondi a un partito italiano, ma che più partiti italiani, con in testa la Lega, abbiano scelto in modo dichiarato un rapporto preferenziale con Putin in funzione anti-europea. “Mi trovo meglio a Mosca che nelle capitali europee”, diceva Salvini, eleggendo a modello un regime che teorizza la fine dei diritti liberali come nuova frontiera della civiltà politica, anche al netto dei giornalisti e oppositori ammazzati, dei dissidenti incarcerati, delle violazioni costanti del diritto internazionale, come con l’annessione della Crimea. 

C’è un problema di ingerenza del Cremlino nella politica Ue?
“Temo che il termine ingerenza suoni abbastanza eufemistico. C’è una strategia scientifica e “ingegnerizzata” di inquinamento mediatico e digitale e di destabilizzazione del processo democratico in tutti i paesi che il Cremlino considera nemici”. 

Nel Governo siamo ai penultimatum a giorni alterni di Salvini e Di Maio, quali sono le conseguenze e cosa dovrebbe fare l’opposizione?
“Il consenso per il governo non sta diminuendo, ma non è ‘fisso’. Il ciclo di vita dei fenomeni politici apparentemente esplosivi e invincibili, compreso quello di Salvini, si accorcia sempre di più. Il vero problema è che la fine di un fenomeno non apre sempre la strada a un fenomeno di segno opposto. Infatti della crisi dei 5 Stelle ha beneficiato solo Salvini. Da un populismo a un altro. Il compito della minoranza oggi non è solo di fare opposizione a quello che il governo fa, ma di costruire una alternativa a quello che il governo è: un’alternativa liberal-democratica, progressiva, federalista. Al centro, deve esserci il concetto di sostenibilità, che è sinonimo di responsabilità: finanziaria, ambientale, demografica e strategica. Non possiamo ipotecare il futuro con debiti insostenibili, condizioni ambientali invivibili, rapporti generazionali squilibrati e alleanze internazionali subalterne con i nemici della democrazia”. 

Ci vuole una mozione di sfiducia al ministro Salvini?
“Non voglio entrare nelle strategie del Pd ma è vero che con i rapporti di forza che ci sono sarebbe poco più che simbolica. A di là del caso Moscopoli, abbiamo superato il limite di guardia di volgarità e insulti inaccettabili. Quello scatenato sui social contro la deputata Maria Elena Boschi è da rabbrividire, così come il termine di “zecca tedesca” alla Rackete, semplice avversaria della sua policy. È inconcepibile avere un hater professionale come ministro dell’interno. Non solo il caso Metropol è grave, ma tutto è gravissimo. Questa maggioranza, in ogni caso, andrà avanti o si romperà unicamente per ragioni interne. Ora occorre vedere se nella prossima settimana Conte e Salvini continueranno a non dire niente di serio sul punto dei rapporti con il potere russo, o diranno qualcosa non dico di condivisibile, ma di responsabile”.
 
 
 
 


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