Mps, così la “sporcizia” finiva “sotto il tappeto” – Repubblica.it



MILANO – “La lettura complessiva della vicenda Monte dei Paschi è una lettura in cui i prodotti finanziari opachi” di “JPMorgan, di Nomura e di Deutsche Bank” vengono “venduti a Monte dei Paschi per delle operazioni di window dressing, di camuffamento dei bilanci e di abbellimento della vetrina. E perché la vetrina si abbellisce? Perché tutte le società che vanno male tendono a non dirlo e tendono ad occultare uno stato di malessere. Quindi, la vicenda di Monte dei Paschi è una vicenda molto assimilabile a tante altre vicende societarie che ci passano fra le mani tutti i giorni. Tutti i giorni, cioè, noi vediamo come delle società in difficoltà non vogliano manifestare le loro difficoltà. Non le vogliono manifestare ai soci; non le vogliono manifestare ai creditori; non le vogliono manifestare al mercato. Così facendo – ahimé – molto spesso non migliorano la situazione, ma la peggiorano, come ogni volta che si mette la sporcizia sotto il tappeto piuttosto che buttarla nella spazzatura”.

Era il novembre del 2017 e con queste parole il pm milanese Stefano Civardi sintetizzava la vicenda di Mps davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche, allora presieduta da Casini. Una vicenda processuale giocata sull’asse Milano-Siena che è giunta ora alle richieste della procura, con la domanda – tra le altre cose – di condannare a 8 anni di reclusione l’ex numero uno della banca, Giuseppe Mussari, oltre che confiscare oltre 400 milioni di euro a Deutsche Bank e Nomura.

Insieme al collega Giordano Baggio, l’inquirente spiegò ai parlamentari della Commissione il lavoro d’indagine avviato nel 2012, dopo esposti anonimi inviati alla Consob e sul quale s’innestarono in seguito i verbali ispettivi di Banca d’Italia, che indicarono criticità “evidenti” interni alla banca.

Alexandria, Santorini e Fresh sono i nomi delle operazioni finanziarie intorno alle quali si sono avvitati i bilanci della banca senese, appesantiti dall’acquisizione carissima di Antonveneta: 9 miliardi spesi nel 2008. “Una banca comprata a scatola chiusa” con una “decisione infelice”, ebbe modo di dire Baggio.

Ma, ha spiegato sempre in commissione Civardi, la crisi che ha portato alla nazionalizzazione di Mps è andata avanti per molto tempo e non può essere letta come conseguenza delle operazioni in derivati Alexandria e Santorini che “servirono ad occultare le perdite, quindi a risolvere problemi”. Il dissesto è piuttosto da inquadrare “in una crisi di sistema: Mps aveva tanti titoli di Stato, una quota doppia rispetto alle altre banche ed è chiaro che quando scoppia a fine 2010 il problema del debito sovrano soffre più delle altre”.

Quelle operazioni “erano nascoste nei bilanci della banca e sono rimaste nascoste nei bilanci” fino “all’ottobre-novembre del 2012. In quel momento, la nuova gestione prima, con dei comunicati, dice di aver trovato degli errori nella rappresentazione di queste operazioni; successivamente, nel bilancio al 31 dicembre 2012” il management passato sotto la guida di Alessandro Profumo “dà comunicazione sugli errori di rappresentazione di queste operazioni, Santorini e Alexandria, e fa emergere queste perdite che, complessivamente, erano perdite per circa 700 milioni di euro”.

Ancor più indietro risale l’operazione Fresh, di fatto obbligazioni convertibili che per la procura sono servite a recuperare 1 miliardo di capitale per acquistare Antonveneta. Una operazione che però sarebbe stata imputata erroneamente a bilancio, proprio per ottenere il via libera a procedere nell’acquisizione. Ecco perché la procura si è mossa sia sul versante del falso in bilancio, a partire dall’esercizio 2008 per il Fresh e poi per anni successivi per le altre due operazioni contestate. “Oltre a contestare questo, contestiamo per gli aspetti di diffusione. I bilanci vengono ovviamente diffusi al mercato e, contenendo essi, nella prospettiva dell’accusa, delle informazioni fraudolente al mercato, tra l’altro sottostimando le perdite, diventano anche notizie idonee ad alterare il corso del titolo e, quindi, contestiamo anche la fattispecie di manipolazione informativa del mercato. Contestiamo poi, con riferimento a delle specifiche condotte, anche l’ostacolo sempre alle funzioni di vigilanza”, spiegavano ancora i procuratori.

Uno dei meccanismi del complesso Fresh prevedeva che la banca chiudesse gli esercizi in utile “perché altrimenti non poteva scattare, sostanzialmente, il meccanismo di remunerazione degli obbligazionisti, con tutte le conseguenze del caso. Quindi, davanti a questo problema, la banca ha degli altri problemi a cascata e il primo problema è appunto l’operazione Santorini”. Il circolo, ormai avviato, ha portato alla crisi irreversibile della banca, stoppata solo con l’intervento pubblico e l’ingresso del Tesoro con un impegno di circa 5 miliardi e mezzo.


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