Nasa, quasi pronti i taxi per la Stazione spaziale internazionale


SE TUTTO andrà come previsto, il 2019 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui la Nasa è tornata a camminare sulle proprie gambe. O meglio, a volare sui propri razzi: l’obiettivo infatti è quello di smettere di dipendere dalle strutture e dai mezzi dell’agenzia spaziale russa, la Roscosmos, e tornare a far partire gli astronauti diretti alla Stazione spaziale internazionale dal territorio americano. Non si tratterà comunque di vera e propria indipendenza, perché la Nasa ha scelto di uscire dall’impasse esternalizzando, e potenziando lo sviluppo del settore privato. Che ora, con qualche ritardo dell’ultima ora, sembra essere a un passo dalla meta. Gli ultimi test sono previsti a gennaio e marzo del prossimo anno, e nel corso dell’estate 2019 dovrebbe partire il primo equipaggio diretto nello spazio a bordo di un razzo privato.
 
Come ha fatto la Nasa a trovarsi nella situazione attuale? È presto detto. Con l’ultimo atterraggio dell’Atlantis, avvenuto il 21 luglio del 2011, si è concluso ufficialmente il programma shuttle americano. E l’agenzia spaziale Usa, concentrata sullo sviluppo di astronavi più potenti che porteranno i suoi equipaggi sulla Luna e oltre, non ha previsto un sostituto. L’unica alternativa negli ultimi sette anni è stata quindi quella di farsi dare un “passaggio” sui mezzi russi: i veicoli spaziali della serie Soyuz, in servizio ininterrotto (seppur con costanti aggiornamenti tecnici) dagli anni ’60 a oggi, sono al momento gli unici a poter trasportare personale umano nello spazio.
 
Una soluzione scomoda per diversi motivi. Non ultimo, la necessità di dipendere da un alleato piuttosto “altalenante” per portare avanti il proprio programma spaziale. La soluzione scelta è stata quella di incentivare l’industria spaziale privata, con un investimento da 50 milioni di dollari indirizzato a cinque aziende americane, e la promessa di commesse miliardarie per chi si troverà a gestire il trasporto del personale Nasa sull’Iss. Una corsa allo spazio “commerciale” che vede due partecipanti ancora in gara, entrambi pronti a tagliare il traguardo nei prossimi mesi.
 

Il primo, almeno in ordine temporale, dovrebbe essere SpaceX: nonostante qualche ritardo sulla tabella di marcia, l’azienda di Elon Musk procederà all’ultimo test senza equipaggio il prossimo 7 gennaio. E se le prestazioni della capsula Crew Dragon supereranno il vaglio degli esperti Nasa, nel giugno seguente partirà l’ultimo volo di prova, con a bordo, gli astronauti Nasa Bob Behnken e Doug Hurley.
 
Qualche mese di attesa, e sarà quindi la volta della Boeing. La sua Cst-100 partirà per l’ultimo volo di prova a marzo. E anche in questo caso, se non ci saranno imprevisti mancherà solo un ultimo test in estate, più precisamente in agosto, con a bordo gli astronauti della Nasa Eric Boe e Nicole Aunapu Mann, accompagnati per l’occasione dal collega Chris Ferguson della Boeing.
 
A quel punto non mancherà molto per vedere partire nuovamente, con regolarità, gli astronauti americani (e probabilmente anche quelli dell’Esa) dai cosmodromi a stelle e strisce. E nel frattempo la Nasa potrà continuare a lavorare sulla sua nuova astronave: la Orion, destinata nei prossimi decenni a riportare l’uomo sulla Luna, a guidare l’esplorazione degli asteroidi e delle regioni cis-lunari (comprese tra la Terra e il nostro satellite). E chi sa, forse anche a trasportare i primi uomini che tenteranno la traversata vero il nostro vicino: Marte.

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Mario Calabresi
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