Nel governo è scontro continuo, e ora torna lo spettro del voto in autunno


Quanto manca per trasformare la crisi politica tra gialloverdi in una vera e propria crisi di governo? Da una terrazza di Helsinki, Matteo Salvini sfida apertamente Luigi Di Maio. Per mezz’ora, attacca davanti alle telecamere il compagno di maggioranza. Lontani i tempi del murales con il bacio tra vicepremier, il leader della Lega tratta il collega da ex alleato: “Non ha più la mia fiducia. Neanche quella personale”. Di più: il ministro dell’Interno diserterà il consiglio dei ministri in agenda per domani, come pure il vertice sulle autonomie. “Il venerdì lo dedico ai miei figli…”. Di fatto, innesta il timer della crisi.

Salvini è furioso. E dopo la lettera a Repubblica, se la prende pure con Giuseppe Conte. “Basta con gli insulti”. Una ferita profonda, ecco cosa lacera il corpaccione populista. Tanto che torna prepotentemente in campo lo scenario di elezioni anticipate a settembre. “Non so, deciderà chi ha il compito di farlo”, è il messaggio che il leghista invia direttamente al Colle. “Ma la finestra elettorale – aggiunge – è aperta”.

Circondato dai ministri degli Interni dell’Unione, indebolito dalle ombre di finanziamenti russi a favore della Lega, Salvini sembra per la prima volta davvero pronto a rompere. Sono proprio gli scandali di queste ore a renderlo più fragile, forse addirittura impaurito, di certo disposto a valutare anche il gesto più grave. Disponibile a mandare all’aria un esecutivo difeso fino a pochi giorni fa, contro il volere dei suoi ministri, dei suoi parlamentari, dei suoi governatori. 

Il vicepremier prende a pretesto anche il sostegno dei grillini alla nuova Commissione europea per indicare lo spettro che agita i sogni leghisti anche in Italia: “Di Maio va a braccetto con Renzi e Berlusconi in Europa. Come fa a cambiare l’Europa se loro sostengono Merkel e Macron?”. Di fatto, accusa l’alleato di tramare anche a Roma per smontare il governo gialloverde e aprire a un esecutivo grillo-dem. “Per noi c’è solo il voto”, è la sua trincea. Le prossime ore diranno molto del futuro gialloverde. Se riusciranno a ricucire, se sceglieranno il divorzio burrascoso. Il rischio, stavolta, è che finisca davvero con una crisi al buio. E sotto l’ombrellone.   


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