Niente pillole, per dormire servono regole


Almeno sette ore e mezza di sonno, in un ambiente fresco, buio e silenzioso. E a cena niente cibi pesanti, speziati o troppo zuccherati. Da tempo la qualità e la quantità del riposo è direttamente collegata alla nostra salute. E l’obiettivo di tutti sarebbe quello di seguire i consigli per dormire bene. “Prima di suggerire trattamenti farmacologici – Luigi Ferini Strambi, primario del Centro di Medicina del Sonno dell’Ircss Ospedale San Raffaele di Milano – dovremmo prescrivere le regole dell’igiene del sonno, perché purtroppo si pensa sempre di dover ricorrere ad una medicina per dormire meglio mentre in realtà basterebbe cambiare le nostre abitudini”.

E quali sono i consigli da non dimenticare? “Luci spente in camera da letto, no ad attività stimolanti come la palestra dopo le 22, cena leggera e poco alcol”, aggiunge Ferini Strambi. Inoltre va scelta biancheria confortevole, bisogna curare il microclima della stanza, che deve sempre essere ventilata. E va verificata la qualità del materasso e del cuscino. Indicazioni preziose da seguire ancora prima di prendere pillole contro l’insonnia.Tanto che sul giornale “The Guardian”, Peter Matthew Walker, direttore del Center for Human Sleep Science presso l’Università della California, ha lanciato una provocazione affermando che il sonno dovrebbe essere prescritto dai medici. Non solo medicinali quindi ma proprio “ore di sonno” da assumere a fine giornata. Ricordando che la mancanza di riposo “è alla base dell’incremento di tante malattie tra cui il cancro, l’Alzheimer, il diabete, l’obesità e il declino cognitivo”. Insomma siamo troppo stressati e non seguiamo più una delle regole di base per invecchiare bene e vivere a lungo: dormire.

E in Italia come stanno le cose? “In base ai nostri dati statistici – spiega Giuseppe Plazzi, presidente dell’Associazione Italiana di Medicina del Sonno (Aims) – gli italiani dormono in media sei ore e mezzo per notte, che è troppo poco perché dovremmo dormire almeno 7 ore. Mezz’ora in meno non è poca cosa perché sommata per tutti i giorni della settimana può portare a deprivazione di sonno”. Un fenomeno che riguarda spesso i turnisti: chi lavora anche di notte, infatti, restringe sistematicamente la quantità di sonno anche tenendo conto del fatto che dormire di giorno non è la stessa cosa che farlo di notte. “Il sonno diurno – conferma Plazzi – non ha lo stesso effetto ristoratore e protettivo nei confronti del cervello”. Inoltre, circa il 30% degli italiani soffre di disturbi del sonno specie nella fase di addormentamento.


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Carlo Verdelli
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