Pa e digitale, arriva la struttura permanente per formare gli enti – Repubblica.it


Nasce alla presidenza del Consiglio la prima struttura permanente per aiutare gli enti pubblici italiani a diventare più digitali. E così migliorare i servizi ai cittadini e alle aziende, tuttora penalizzati dal persistere di procedure antiquate e burocratiche.

È la Conferenza dei Responsabili per la transizione al digitale (RTD), lanciata oggi dall’Agenzia per l’Italia Digitale e dal ministro alla PA Giulia Bongiorno.

Qual è il problema di fondo: in teoria oggi le PA sono obbligate a dotarsi di un RTD, che dovrebbe guidarle a diventare più digitali. Ma solo il 26 per cento degli enti pubblici italiani ne ha nominato uno, e di contro significa che tre su quattro non si sono mosse. Per altro, manca all’appello persino la Regione Lombardia.

Prima quindi ancora di capire se gli RTD stanno lavorando bene per innovare il proprio, ci siamo incagliati sul nastro della partenza. Il ministro aveva già segnalato il problema a ottobre e ha diramato una corsa al riguardo. Dopo l’atto ufficiale, c’è stata una corsa alla nomina: dal primo ottobre ad oggi si è visto un incremento delle nomine di oltre il 20%, passando da 2939 a 3514 RTD.

Il ministro si è reso conto però che non basta spronare le PA a adeguarsi: se le competenze digitali non ci sono all’interno dell’ente, l’RTD non sarà nominato comunque; o ne sarà preso uno inadeguato (solo per soddisfare formalmente all’obbligo).

Ecco il senso della nuova struttura: accompagnamento e formazione al digitale. Nella Conferenza si condivideranno competenze, best practice, linee guida e strumenti di lavoro.

Oggi la prima riunione, che ha visto pubbliche amministrazioni centrali, regioni e città metropolitane, rappresentanti dell’accademia e della ricerca e ha dato avvio ad un percorso di inclusione e condivisione che sarà prossimamente arricchito da nuove e ulteriori occasioni di confronto e dialogo con tutte le altre pubbliche amministrazioni italiane, anche su loro iniziativa.

“La mia presenza sottolinea l’importanza che attribuisco al ruolo dei Responsabili per la transizione al digitale. La completa digitalizzazione della macchina pubblica rappresenta l’unico futuro possibile per la PA”, ha affermato il ministro per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno. “È inutile nasconderci dietro a un dito: in Italia, da questo punto di vista, siamo all’anno zero. Questo governo non promette miracoli, ma è determinato ad avviare quella rivoluzione digitale che tanto serve al nostro Paese. La conferenza nazionale di oggi ha un ruolo strategico importantissimo in questa direzione e la mia azione in qualità di ministro per la Pubblica amministrazione avrà obiettivi precisi e individuabili. Vogliamo una PA snella, vivace, efficiente. Lavoreremo per questo, anche grazie a un ricambio generazionale che dovrà garantire ai nostri uffici pubblici giovani preparati e motivati. Non voglio assumere tanto per avere nuovi dipendenti dietro alle scrivanie: per la nostra PA voglio i migliori”.

“La conferenza inaugurata oggi con il ministro Bongiorno punta a creare un momento di raccordo permanente tra il ministro, l’Agenzia per l’Italia digitale e i Responsabili per la transizione al digitale, per poterli supportare al meglio nelle loro responsabilità e funzioni, avviando al contempo un’adeguata verifica del percorso di nomina, anche con l’apertura di un’apposita pagina di monitoraggio sul sito di AgID, consultabile da tutti”, ha aggiunto Teresa Alvaro, direttore generale di AgID. “In coerenza con la sua missione istituzionale, l’Agenzia accompagnerà concretamente le PA nel loro percorso di trasformazione digitale, condividendo strategie e piani operativi, facendo emergere le buone pratiche già adottate per colmare rapidamente il divario territoriale”, ha spiegato Alvaro.

La notizia trova favorevoli gli addetti ai lavori, che però concordano su un punto: non basta la formazione per innovare la PA italiana. Ne è convinto Paolo Coppola, professore associato di informatica, Università di Udine e ex deputato PD che nella scorsa legislatura si è distinto nel tentativo di aumentare le risorse con cui assumere dipendenti pubblici competenti in digitale.

“Se un ente pubblico ha tra i suoi dirigenti solo profili giuridici, magari con età avanzata, non basta formarli per risolvere il problema. Servono nuove assunzioni, giovani, e quindi nuove risorse pubbliche dedicate”, aggiunge.

“Risorse che sarebbero un investimento per lo Stato, perché grazie alle nuove competenze digitali un ente pubblico lavora meglio e compra con maggiore efficienza tecnologie sul mercato, evitando i tanti sprechi registrati dalla Commissione parlamentare d’inchiesta da me presieduta nella scorsa legislatura”, continua Coppola.

Concorda Enrico Nardelli, professore ordinario ordinario di Informatica a Uniroma2: “È certamente positivo che il governo voglia spingere l’acceleratore sulla trasformazione digitale della PA, ma sarà necessario che si lavori anche sull’attuazione di un nuovo paradigma soprattutto mentale per lo sviluppo dei sistemi informatici, poiché questi realizzano un’automazione di tipo diverso da ogni altro”. “Accoppiata a questo è necessaria una massiccia iniezione di laureati in informatica. Non bastano dirigenti responsabili per la trasformazione digitale se non vi è “in casa” la forza lavoro degli informatici che la rendono possibile e ne assicurano un’evoluzione costante”.

Su simili posizioni Gianluigi Cogo, docente presso Unive-Cà Foscari ed esperto di PA digitale: “Bene l’iniziativa perché il ruolo dell’RTD non può essere abbandonato a se stesso. Un coordinamento per fare sintesi, ma soprattutto per fissare delle priorità sul digitale, è necessario”. “Mi sorge un solo dubbio – continua: quando si parla di mancanza di competenze digitali ci si riferisce alle competenze settoriali o alle competenze trasversali (soft skill)? Se fossero le prime siamo messi male; se fossero le seconde, allora finalmente si potrebbe immaginare un passo avanti per formare manager moderni a 360 gradi e non specialisti di settore che, francamente, nella PA sono sopravalutati e non producono i risultati attesi”.


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