Panasonic smentisce di aver sospeso le forniture dopo il divieto Usa – Repubblica.it


ROMA – La giapponese Panasonic prima annuncia la sospensione della fornitura di alcuni componenti a Huawei dopo il bando imposto dagli Usa sulla vendita o il trasferimento di tecnologie al colosso cinese ma poi fa marcia indietro.

Nella notte un portavoce della società aveva confermato la notizia ma succissivamente smentita dalla stessa società che parla di “normali relazioni commerciali”. Il bando Usa entrerà in vigore il 19 agosto, salvo colpi di scena, dopo l’inserimento di Huawei nella Entity List of Industry and Security (Bis) e ciò significa che le società americane che vogliono fare affari con il colosso cinese devono ottenere una particolare licenza.

L’azienda con sede a Osaka non ha grandi siti di produzione di componenti negli Usa, ma ha affermato che il bando si applica alle merci che hanno almeno il 25% di tecnologie o materiali originati negli Stati Uniti.

Panasonic, che produce un’ampia gamma di dispositivi per smartphone, automobili e apparecchiature per l’automazione industriale, ha rifiutato di commentare quali specifici componenti siano soggetti al divieto e dove vengano prodotti.

Nei giorni scorsi il governo americano aveva concesso una tregua di 90 giorni a Huawei (e a Pechino). Dopo aver inserito il colosso cinese della telefonia nella “entity list”, la lista nera che vieta alle aziende statunitense di rifornirlo, martedì scorso il dipartimento del Commercio aveva annunciato che parte delle restrizioni nei suoi confronti verranno sospese fino al 19 agosto. Il colosso cinese delle tlc Huawei e 70 sue affiliate sono state inserita dagli Usa nella lista nera delle entità commerciali. La mossa, annunciata dal ministro del Commercio statunitense, Wilbur Ross renderà più difficile per Huawei comprare parti e componenti dalle società americane.

La decisione, appoggiata dal presidente Donald Trump “impedirà che la tecnologia americana venga utilizzata da entità straniere in un modo tale da minare la sicurezza nazionale Usa – ha spiegato Ross – o gli interessi di politica estera”.

Le conseguenze non si sono fatte attendere: la decisione ha spinto Google a decapitare gli smartphone Huawei, privandola delle licenze Android, il sistema operativo firmato Big G di cui il gigante cinese si serve per far funzionare i propri telefoni. La seconda bomba è stata sganciata dalle produttrici Usa di chip e microchip che hanno congelato le forniture destinate al colosso tecnologico cinese.

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