parte la lunga battaglia per i risarcimenti ai consumatori – Repubblica.it


Più che un cartello, una prassi consolidata. L’intesa tra tutte le finanziarie automobilistiche (fatta eccezione per Mercedes) sanzionata da Antitrust è durata quasi 15 anni. Eppure gli effetti negativi sulle tasche dei consumatori non sono ancora chiari, seppure intuibili.

Antitrust ha infatti rilevato che le società finanziarie legate alle società automobilistiche condividevano dati e informazioni su tassi di interesse, volumi di vendita e persino i piani per il futuro. Anziché agire in concorrenza, queste società lavoravano a braccetto per massimizzare i profitti. A scapito dei consumatori? Di certo, grazie a queste informazioni le finanziarie “avrebbero potuto allineare i tassi di interesse da applicare ai clienti, senza l’incertezza che un concorrente potesse abbassarlo di lì a poco, accaparrandosi nuovi clienti” ipotizza Gustavo Olivieri, professore di diritto della concorrenza alla Luiss.

Ma questa è, appunto, solo un’ipotesi. “Nella sua istruttoria, Antitrust non dimostra un allineamento dei prezzi, questo argomento non lo tocca nemmeno. Si concentra piuttosto sullo scambio illecito di informazioni, che già di per sé è sufficiente per violare le norme sulla concorrenza” aggiunge Raffaele Oriani, ordinario di finanza aziendale sempre in Luiss. “È evidente che le finanziarie avessero creato le condizioni per un allineamento dei tassi di interesse, ma nel provvedimento non c’è prova che sia realmente accaduto”.

Nel 2017 la Commissione Europea aveva accertato l’esistenza di un cartello tra i produttori di camion per mantenere alti i prezzi dei veicoli. In quel caso, ad esempio, il danno per i consumatori era stato quantificato.

Difatti oggi le società sanzionate hanno detto, a loro difesa, che l’eterogeneità dei tassi offerti ai clienti dimostrerebbe l’assenza di qualsiasi accordo.

Cosa succede adesso. Dopo la maxi-sanzione di Agcm, potrebbero arrivare le richieste di risarcimento. Altroconsumo ha già annunciato una class action per tutelare gli interessi di tutti gli automobilisti che hanno acquistato un’auto a rate tra il 2004 e il 2017.

Il punto è proprio questo: per avere un risarcimento bisognerà quantificare il danno subito. “Si tratta di studiare lo ‘scenario controfattuale’ – continua Olivieri – capire cioè quale sarebbe stato l’andamento dei tassi di mercato se le società non avessero fatto cartello”. Una stima molto complessa, anche se “alcune stime della Commissione dicono che gli effetti di un cartello determinano un aumento dei costi tra il 15% e il 25% per i consumatori, ma sono cifre da prendere con le pinze” specifica il professore di diritto della concorrenza. Olivieri aggiunge però un elemento che fa ben sperare i consumatori: “La normativa europea, recepita anche in Italia, prevede che in caso di cartello, l’esistenza del danno si presume. Un potenziale danneggiato parte quindi da questa presunzione normativa: ‘io ho subito un danno. Adesso cerchiamo di capire a quanto ammonta’”.

Sarà un lavoro lungo e faticoso, spiega Oriani: “Bisognerà analizzare tutte le condizioni dei contratti di finanziamento e capire se c’è stata una convergenza. Ma non lo si potrà fare in modo generalizzato. I tassi variano a seconda del segmento di mercato (se si vende un Suv o un’utilitaria) e del profilo di rischio del cliente (un privato cittadino con reddito basso o grandi società)”.
La battaglia è appena cominciata.

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