Patatine fritte? Non più di sei a porzione


QUANTE fette di pane posso permettermi al giorno? Quanta pasta? E patate fritte? Pochissime, solo sei. Sei bastoncini, una dose veramente minimal. Stabilita, forse un po’ provocatoriamente, da Eric Rimm, professore di Harvard, a seguito di una ricerca sugli effetti del consumo di tuberi fritti sulla mortalità. Secondo i ricercatori, chi consuma abitualmente chips, due o più volte a settimana, e negli Stati Uniti le french fries sono praticamente il contorno ufficiale, incorre in un rischio di mortalità due volte più alto rispetto a chi non ne mangia. Da qui la dose consigliata: non più di sei.

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•TROPPO POCHE
Praticamente niente, si lamentano i cittadini americani che accusano il professore di essere lontano dalla realtà del proprio paese. Negli USA, infatti, il consumo procapite di patate arriva a 52 kg l’anno, di cui due terzi sotto forma di patate fritte. “Le patate non dovrebbero essere considerate un contorno. Sono a base di amido e al massimo possono sostituire la pasta e il pane – afferma Andrea Ghiselli, presidente della Società italiana di scienze dell’alimentazione – il messaggio di Rimm è chiaro, non se ne dovrebbero mangiare. Il suo è solo un modo per sottolineare il messaggio. Una provocazione. Dieci non è meglio di sei. Ovvio che ha voluto mettere gli statunitensi davanti a un paradosso, per mangiare patatine e restare in salute bisogna tenersi sotto la mezza dozzina, insomma niente. Ma è anche un messaggio di apertura. In fondo ci sta dicendo che non esistono alimenti sì e alimenti no a priori. Tutto può fare male se si supera la dose consigliata. Ma ne esistono alcuni che devono essere consumati con più attenzione di altri. Mentre è difficile raggiungere la dose sconsigliata di frutta, per altri alimenti è decisamente più facile”.

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•LE PATATE NON SONO VERDURA
Il fatto è che siamo abituati considerare le patate e i legumi come sostituti delle verdure. “Li mangiamo al posto della verdura quando in realtà sono alimenti ben differenti. Questa confusione non avviene solo negli USA ma anche in Italia. Dovremmo consumare patate e legumi per quello che sono: un sostituto di pasta e pane. Alcuni accostamenti come il cotechino con il purè o con le lenticchie, vanno bene per le feste ma non dovrebbero essere consumati abitualmente –  suggerisce Ghiselli – pensando alle patate, non sono altro che un agglomerato di carboidrati facilmente disponibili e sale. Se poi le friggiamo aggiungiamo anche grassi”. 

•NON SOLO PATATE
Ridurre il numero di patate fritte aiuta anche a diminuire condimenti e salse. Usare la maionese, ad esempio, aggiunge almeno un centinaio di calorie al pasto, contro le dieci del ketchup.
“Agire sulla quantità di chips a porzione permette di tenere sotto controllo non solo l’apporto di zuccheri. È difficile che una porzione di patatine venga consumata senza salse o condimenti e questi possono essere fonte di ulteriori grassi e sale – conclude Ghiselli – riducendo la quantità di patate si limita anche l’introduzione di queste sostanze”. 
 


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Mario Calabresi
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