Pd App per iscriversi e votare. La risposta dem a Rousseau


Ci vuole uno slogan. “Tu vali tu” è ok, al posto di “uno vale uno”. Ma il senso è lo stesso: un partito orizzontale dove ciascuno conta e porta la sua idea.

Serve un nome. Dopo alcuni tentativi, si è decisa la strada più facile. Pd App invece del più creativo Rousseau. “Così la trovi al volo negli store di Apple e Google”, spiega il consigliere digitale di Nicola Zingaretti, Carlo Guarino. Ci vuole una grafica giusta. Ma anche in questo caso la fantasia ha fatto i conti con la realtà. “I colori saranno il rosso e il verde del simbolo del Pd. Siamo per le soluzioni lineari”.

Pd App per iscriversi e votare. La risposta dem a Rousseau

Ma di semplice c’è ben poco nella decisione del Partito democratico di avere una piattaforma, di sfidare il Movimento 5 stelle e la Bestia, la macchina social di Matteo Salvini, sul web, il terreno dei giovani e di chi è sempre incollato al telefonino.

“È la rivoluzione del secolo. Me lo dico da solo, ma sono troppo fiero di quello che abbiamo fatto”, esulta il ministro Francesco Boccia, che ha la regia di questa operazione. La prossima settimana verranno effettuati gli ultimi test tecnologici. Poi ci sono i tempi per entrare sugli scaffali dei grandi negozi digitali. Apple ci mette una decina di giorni a dare il via libera, Android qualcosa di meno.

“Entro il 15 ottobre saremo in rete – annuncia Guarino -. Non ci sarà subito tutto quello che abbiamo pensato. Cominciamo con l’iscrizione online e l’agenda degli appuntamenti. In un mese andremo a regime”.

Dentro l’app si realizza la svolta di cui parla il segretario Zingaretti. Il Pd aperto, non gerarchico, connesso, la community dem invece delle correnti dem. Un metodo di partecipazione che si affianca ai circoli e alla militanza tradizionale per raggiungere mondi e persone nuove.

La tracciabilità digitale dovrebbe mettere tutti i militanti sullo stesso piano, il diciottenne appena entrato e il 60enne iscritto da anni. Con la registrazione sul web, si cerca di arginare i ras locali e le loro tessere distribuite a strascico. Si potrà scaricare l’applicazione anche senza iscrizione, ma con trasparenza totale: serviranno i dati personali, il codice fiscale, un indirizzo fisico.

“La differenza con Rousseau – dice Boccia – è che lì Casaleggio sa chi sono tutti gli iscritti ma gli iscritti non si conoscono tra di loro. Noi invece creiamo una rete in cui chi ha la app può interagire con gli altri”. Un social chiuso, un Facebook del Pd, “un’agorà”, aggiunge Boccia convinto che sia questo il futuro: “I social aperti crolleranno perché i dati non sono protetti”.

Se funziona (e il se è obbligatorio visti i proclami del passato come l’annuncio di Bob, la piattaforma di Matteo Renzi mai realmente operativa), cambierà il modo di militare in un partito. Il Pd, figlio della Dc e del Pci, cioè della partecipazione in carne e ossa con milioni di iscritti, le sezioni, le Case del popolo, le feste e le salsicce, entra nella modernità e la sfida è provarci sul serio.

Gli obiettivi sono ambiziosi. Tutti gli eletti del Pd (parlamentari, consiglieri regionali e comunali) dovranno rendicontare la loro attività online. Verranno lanciati dei referendum su proposte specifiche e grandi scelte. Verranno caricati video, foto e appuntamenti. Chi vuole potrà geolocalizzarsi, ovvero rendere pubblica la propria posizione e entrare in contatto con altre persone della sua zona per attivarsi su un problema del territorio.

Ci sarà una sezione dedicata alla gamification, che è un modo di giocare con la politica. Alcune iniziative particolari avranno diritto a un premio. “Un pranzo con il segretario? Zingaretti non mi sembra il tipo – scherza Guarino -. Un caffè con il fratello Luca, il commissario Montalbano? Sarebbe fantastico, ma difficile. Il regalo sarà magari la pubblicazione di un video sulla home page”.

Tutto quello che succede nella vita del Pd finirà dunque dentro l’applicazione. Tutto: documenti, leggi, interventi. Un sistema di notifiche segnalerà gli eventi per i quali l’iscritto ha dichiarato il suo interesse.

Chi c’è dietro questa macchina? C’è Guarino, vicinissimo a Zingaretti. C’è Boccia. C’è la sua squadra di Digithon, incubatore di start up con sede a Bisceglie. In questa squadra il capo indiscusso è Beppe Mastrodonato, nativo digitale, cervello di ritorno (è rientrato in Puglia dopo anni di lavoro a Dubai), sviluppatore di genio, “una specie di hacker”, dicono, ma dalla parte dei buoni.

È presto per dire se avrà la stessa efficacia di Luca Morisi, guru di Salvini. Con Pd App Zingaretti è anche il primo segretario che accetta una forma di controllo capillare e quotidiano della sua azione politica. Saranno “contendibili” e criticabili decisioni, dirigenti, parlamentari, segretari di sezione. Spariscono, sulla carta, i filtri dei capicorrente. Verrà messa in gioco la figura stessa del leader quando proporrà una consultazione online.

È la sublimazione digitale delle primarie, un sistema per far contare gli iscritti nelle scelte. Giorno per giorno e non solo una tantum. “Sono due anni che ci lavoro ma nessun segretario aveva avuto il coraggio di andare in fondo”, ricorda Boccia. Paura di aprirsi, dice. Pd App dirà se è iniziato davvero un nuovo corso.


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