Pd e il nuovo statuto, l’ira dei renziani: “No alla separazione fra segretario e candidato premier”


“Ma perché questa fuga in avanti? Separare segretario e candidato premier è sbagliato”. Lorenzo Guerini è il leader dei renziani e non ha gradito l’annuncio di Maurizio Martina, al quale il segretario dem Nicola Zingaretti ha affidato il compito di guidare la commissione che cambierà le regole del Pd. Un partito da rivoltare come un calzino, cominciando anche da questo punto: a scegliere chi dovrà correre per Palazzo Chigi sarà la coalizione di centrosinistra e non automaticamente i Dem, imponendo il loro leader-segretario.

Se ne parlerà nell’Assemblea del partito di sabato prossimo: un altro tema caldo. Parte infatti la sollevazione dei renziani, che giudicano il cambiamento un tradimento del Dna del partito. Dopo l’intervista di Martina a Repubblica, un fuoco di fila di dichiarazioni dà l’altolà. In subordine, se proprio la proposta passasse nella commissione per lo Statuto, i renziani chiedono primarie “irrinunciabili”  per la premiership. Pensano comunque a un loro candidato: Matteo Renzi, ad esempio contro Paolo Gentiloni? Attacca Dario Parrini: “In nessun paese d’Europa un partito si presenta con un candidato premier diverso dal leader. Lega e 5Stelle correranno con i loro capi e noi?”. E twitta: “Riforma statuto del Pd: serve una riflessione a tutto campo e senza scelte preconfezionate. E le primarie sono irrinunciabili per eleggere sia candidato premier che segretario, se alla fine la maggioranza decidesse, cosa che non auspico, di dividere i due ruoli”. Twitta anche Andrea Marcucci, capogruppo in Senato: “Separare il ruolo di segretario da quello di candidato premier nel Pd è un errore, evitare le primarie per scegliere il candidato premier sarebbe letale”. Alessia Morani rincara: “Come lo scegliamo il candidato premier con primarie o chiusi in una stanza?

Contesta il metodo e la sostanza Roberto Giachetti: “Nella mia ingenuità pensavo che la commissione Statuto fosse una cosa seria nella quale confrontarsi e decidere. Invece leggendo Martina capisco che hanno già deciso tutto. Come si faceva ai tempi del centralismo democratico del Pci”. Zingaretti ha più volte ribadito che il suo Pd sarebbe cambiato radicalmente anche su questo. Dario Franceschini, l’ex ministro, commenta in Transatlantico: “Martina ha detto cose di comune buonsenso”. 

Martina è obbligato a spiegare: è una proposta che la commissione discuterà. Sarà poi l’Assemblea nazionale a maggioranza assoluta dei componenti a votare le nuove regole. Guerini, che ha visto ieri Zingaretti, ricorda che un tentativo già ci fu di separare leadership e premiership. Era settembre del 2013, segreteria di Guglielmo Epifani. Per evitare il rischio che lo sfidante più forte per la segreteria, Renzi appunto, insidiasse l’allora premier Enrico Letta puntando a Palazzo Chigi, si provò a disinnescare anticipatamente la mina dividendo i ruoli. Ma la proposta fu affossata, contrari tra l’altro i delegati che facevano capo sia a Walter Veltroni che a Rosy Bindi strenui difensori della  vocazione maggioritaria del Pd.

Molta acqua è passata sotto i ponti. Anche una prodiana doc come Sandra Zampa, ex vice presidente del Pd, osserva: “E’ uno dei punti su cui si è costituito il Pd e sarebbe una anomalia in Europa la separazione dei ruoli, però non mi impiccherei in un dibattito”. Nella commissione Statuto ci saranno alcuni consulenti esterni. Si fanno i nomi dei politologi Mauro Calise, Michele Sorice e della presidente dell’Arci, Francesca Chiavacci che al referendum sulla riforma costituzionale di Renzi si schierò per il No.
 


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