Pd, Smeriglio risponde a Renzi: “Nessun trionfalismo ma siamo usciti dalle secche”


ROMA.  “Non mi pare un buon modo di leggere i risultati elettorali da parte di Renzi.  Nessuno nel Pd usa toni trionfali ma siamo usciti dalle secche “. Massimiliano Smeriglio, indipendente di sinistra nella lista dem, è stato eletto in Europa nella circoscrizione Centro dopo avere lasciato la Regione Lazio, dove era vice presidente, per la campagna elettorale.  

Smeriglio, per l’ex segretario Matteo Renzi non è tempo di trionfalismi per il Pd, dal momento che il risultato è stato pari a quello del 2018 e anzi in termini assoluti ci sono oltre 100 mila voti in meno. È d’accordo?
“Non è un buon modo di interpretare i risultati. Il 40% di Renzi alle Europee del 2014 è un fatto straordinario, che somigliava del resto in voti assoluti al risultato delle politiche di Veltroni nel 2008, ovvero a quel 32%. Non ci sono trionfalismi, ma c’è una controtendenza per quanto lieve: gli italiani tornano a dare fiducia al campo democratico e siamo usciti dalle secche. La lista voluta da Zingaretti, allargata e unitaria, ha messo insieme culture e profili diversi, storie sia moderate che di sinistra e di cattolicesimo sociale. È il metodo utilizzato dal centrosinistra nel Lazio e per questo abbiamo sempre vinto. A questo si deve il successo dei sindaci del campo dem, da Bari a Pesaro”.  

Però deve ammettere che la strategia del pop corn, ovvero restare in attesa e non dialogare con i 5Stelle, ha funzionato visto il crollo del Movimento: Renzi aveva ragione? Mentre lei sollevò un putiferio di polemiche sostenendo, durante le primarie di Nicola Zingaretti, che con i grillini bisognava confrontarsi.
“Francamente chi fa politica ha l’onere di provare a riportare a casa quote di elettorato. Il Pd ha fatto bene in prima battuta a non accettare pasticci e scorciatoie di carattere politicista, che avrebbero portato a un pessimo governo. Però quel blocco si sta disgregando e noi dobbiamo essere pronti e accoglienti per i milioni di voti che ci avevano voltato le spalle”.

rep

Lei sulle Europee ha puntato il tutto per tutto, lasciando anche la Regione dove era il vice del governatore Zingaretti.   Era sicuro di farcela?
“Non è questione di essere sicuri ma di fare le cose in modo trasparente. Ho denunciato pubblicamente  Salvini perché non si può fare campagna elettorale e servire la Repubblica. Il ministro dell’Interno in questi mesi è stato propagandista, blogger, di tutto tranne che ministro. Io mi sono messo nelle condizioni di non subire la stessa polemica. Se ci si mette la faccia bisogna anche avere un po’ di coraggio”.

 Se non fosse stato eletto, sarebbe  rimasto senza lavoro?
“Sarei tornato a fare a tempo pieno il docente universitario di Scienze della formazione. Faccio politica da quando avevo 15 anni, vengo da una famiglia antifascista, mio nonno fu trucidato alle fosse Ardeatine. Alla politica nelle istituzioni sono approdato da adulto. Comunque ho raccolto 73 mila preferenze e forse mi hanno votato sia i ragazzi dei centri sociali che le suore salesiano che tengono i centri di formazione nelle periferie”.

I Dem devono guardare ai moderati ora?
“Non è una questione di targhette, bensì di condivisione di programmi”.

Pensa che la sinistra alle politiche debba rientrare nel Pd?
“Noi siamo già insieme al Pd come personalità indipendenti. Abbiamo lavorato per Piazza Grande, che ho coordinato. Alle Europee la moltiplicazione delle liste è stata un errore: sono stati buttati qualche centinaio di migliaia di voti sia da +Europa che dalla Sinistra. Abbiamo una delle peggiori destre d’Europa, occorre essere responsabili e unificare il campo. Mi auguro che alle politiche possa esserci una coalizione di cui il Pd sia perno”.

rep

 
 


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