Peter Sands, l’uomo che sfida le grandi epidemie


“QUANDO mi hanno chiesto di diventare direttore del Global fund ho risposto di ‘No’. Ma ci ho ripensato quasi subito perché non si può rifiutare l’occasione di cambiare veramente le cose nel mondo”. Racconta così la sua avventura Peter Sands, banchiere britannico che dall’inizio di marzo del 2018 si occupa di salute globale a tempo pieno. E’ alla guida del Global Fund, la rete nata per accelerare la fine di Hiv, malaria e tbc, le tre epidemie che continuano a fare milioni di vittime nel mondo.

Il lavoro come ricercatore

Quando, a marzo del 2018, questo signore di 57 anni è stato chiamato al Global Fund stava facendo ricerca in campo sanitario all’università di Harvard Global Health Institute, dove insegna da anni. Un’occasione interessante che stava per rifiutare. Non voleva trasferirsi a Ginevra, lasciando la famiglia a Londra. La moglie non poteva seguirlo. “Ora la mia vita è molto più complicata, ma questi temi mi appassionano e se non avessi accettato mi sarei pentito. Quando ho lasciato la banca Standard Chartered avevo già in mente di lavorare nel campo della salute globale. Già in precedenza mi ero occupato di questioni sanitarie. E raccogliere fondi, studiando strategie contro queste epidemie, è stata l’occasione giusta – spiega sorridendo dietro gli occhiali. – . Da quando ho iniziato questo lavoro – racconta Sands – sono diminuite le morti ma non la diffusione di queste epidemie. Per fare questo dobbiamo lavorare molto sulla prevenzione. Servono investimenti nei paesi più poveri che si trovano in Africa e in Asia”.

Obiettivo salvare 16 milioni di vite in tre anni

Sands vuole utilizzare le risorse del Global fund per salvare 16 milioni di vite in tre anni. E oggi per raggiungere questo scopo accanto all’appoggio degli Stati ricchi, il Global fund sta portando a termine una serie di collaborazioni con il settore privato. E proprio un accordo con la casa tedesca di produzione della birra Heineken, preso prima dell’arrivo di Sands alla guida di questa rete globale, ha suscitato diverse polemiche.  

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“Salvare il maggior numero di persone possibile”

“I miei obiettivi sono semplici: salvare il maggior numero possibile di vite e in tempi rapidi. La mia intenzione – spiega Sands  – è accrescere la diversità dei protagonisti coinvolti nella salute globale, in parte utilizzando anche il settore privato in modo più efficiente. La mia passione è raggiungere risultati, farla finita con l’epidemia di Aids, Tbc e malaria”. La parola d’ordine quindi è quella di trovare fondi per prevenire la diffusione di queste epidemia. E Sands, definito dalla rivista the Lancet “economista e banchiere”, sembra l’uomo giusto per assolvere questo compito.

L’Hiv

Fra le sue preoccupazioni c’è quella di arginare la diffusione dell’Hiv. “Abbiamo sue sfide importanti: proteggere le giovani donne e le adolescenti in Africa e nel Sud-est asiatico. In alcune aree una donna ha sei volte di probabilità in più di un uomo di infettarsi. Questo per la discriminazione sessuale che c’è in questi paesi dove sono numerose le spose bambine e le violenze sessuali”. E’ una lotta contro il tempo: ridurre le infezioni del 58% entro il 2022 in 13 paesi investendo sull’educazione sessuale e spingendo le donne all’indipendenza economica. Ma per sconfiggere la diffusone dell’Hiv, spiega ancora l’esperto, “è intervenire anche per aiutare le persone più discriminate in alcune aree del mondo come, ad esempio, i gay, le persone transgender, i drogati, le prostitute e i carcerati”.

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Investire nella salute globale

Investire nella salute globale è una priorità per Sands, anche perché in un Mondo in continuo movimento le epidemie possono viaggiare velocemente da un paese all’altro e minacciare anche le nazioni più ricche.

Fra le preoccupazioni di quest’economista della salute c’è anche la Tbc. “Viene spesso sottovalutata, forse spaventa di meno, ma è molto più diffusa di altre infezioni. Nel mondo – spiega – ci sono 10 milioni di persone con Tbc e fra queste viene diagnosticata e curata solo a 6,4 milioni di pazienti. In molti continuano ancora a morire. E su 600.000 individui con la forma di Tbc resistente ai farmaci, solo il 25% viene curato. E’ un’emergenza globale. La nostra missione è cercare “i casi mancanti. Ce ne sono molti in India”.

La farmacoresistenza

L’altro tema cruciale per sconfiggere le epidemie è quello della farmacoresistenza, che preoccupa anche quando si parla di malaria. “La situazione in molti paesi sta migliorando, anche se la malaria continua ad uccidere, molte donne e bambini. L’Algeria, ad esempio, si è appena liberata completamente da questa malattia. Una delle questioni sul tavolo è la resistenza ai farmaci. Oggi l’artemisina funziona ancora bene, ma quando non sarà più così in Asia e in Africa avremo un problema globale. E’ per questo che oggi dobbiamo anticipare il problema, investendo nella ricerca, per essere pronti ad affrontare quello che accadrà domani”.

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Carlo Verdelli
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