Più soldi agli Its per creare i tecnici che le aziende cercano e non trovano – Repubblica.it


ROMA – C’è una strada per superare il mismatch italiano nel mondo del lavoro, o meglio la difficoltà da parte delle imprese a trovare giovani adatti alle loro esigenze. La formazione negli ultimi anni (a differenza di quanto accaduto in altri Paesi) non ha infatti preparato i ragazzi ai lavori del futuro. Mentre sull’industria 4.0 si è investito, poco si è fatto sul lato della formazione, tant’è che oggi ci sono imprese che non trovano sul mercato le figure adatte. Una via di mezzo in realtà c’è da anni e sono gli Its, corsi post diploma che durano due anni e che preparano al mondo del lavoro, una sorta di apprendistato di alto livello. Il loro sviluppo è stato però lento, poco pubblicizzato e con poche risorse. In realtà, gli Its essendo Fondazioni legate alle imprese del territorio, cui partecipano anche le Regioni, stanno crescendo, ma soprattutto chi esce da queste accademie trova lavoro se non subito, in poco tempo. Il tasso di occupabilità a un anno supera infatti l’80%. 

Ora però il sistema potrebbe fare un deciso passo avanti. Sono arrivati i soldi, 20 milioni quest’anno e 35 nel 2020 che si aggiungo a quelli già stanziati. Del futuro degli Its e di formazione hanno discusso a Milano i protagonisti del sistema, che hanno messo al centro tecnologia e intenazionalizzazione, i punti di forza della formazione professionalizzante ITS. “Abbiamo lanciato oggi l’avvio di un Patto con le imprese per favorire stage e lavoro. E’ nata una piattaforma aperta cui possono aderire tutte le imprese perché ad oggi gli Its sono l’unica agenzia educativa realmente integrata con il sistema produttivo”, ha dichiarato Alessandro Mele, presidente ITS Italy. “Diventa dunque essenziale diffondere la cultura degli Istituti Tecnici Superiori, scuole ad alta specializzazione – ha aggiunto Mele – per far fronte alla grave disoccupazione giovanile e alla cronica mancanza di tecnici specializzati nel nostro Paese”. Dopo 10 anni dalla loro istituzione sono circa 10.000 gli studenti in Italia che frequentano gli istituti di specializzazione tecnica post diploma, ma la richiesta delle imprese di tecnici specializzati supera il mezzo milione di unità. Un ritardo tutto italiano che già aveva avuto una spinta dall’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Un lavoro però che s’era fermato a metà.

Un sistema, quello degli Its, che ora aspira a crescere. “Non tanto sulle Fondazioni (sono fondazioni quelle che li gestiscono in ogni regione), ma piuttosto sul numero dei corsi che vanno aumentati – spiega Mele -. Si sta infatti ragionando di un accordo con i college degli Stati Uniti, finalizzato alla creazione di un parternariato internazionale per il programma di scambio degli studenti dei tre ITS lombardi. Ma altre Regioni spero che seguino. E la firma è vicina”. Ai nastri di partenza c’è anche un accordo con la Banca mondiale che potrebbe diventare partner tecnico”. E poi c’è il sogno di trasformare alcuni Its in hub creando adeguate sedi, laboratori e studentati, per passare da corsi sparsi sul territorio a sedi riconosciute. E c’è anche il sistena del credito ad aprire la strada. Intesa SanPaolo, per esempio, sostiene l’accesso agli Its attraverso “per Merito”, un finanziamento che consente agli studenti di investire sul proprio futuro e condurre gli studi con un sostegno economico che dal secondo trimestre 2019 per la prima volta è stato esteso anche a chi frequenta corsi di formazione post diploma non universitaria. Nella strategia degli ITS la qualità dell’istruzione “professionalizzante” è al primo posto: il 42% del percorso scolastico è svolto in impresa e il 27% delle ore di teoria in laboratori di aziende o di ricerca, dove il 70% dei docenti proviene dal mondo del lavoro. Il link diretto con le imprese rappresenta dunque uno dei punti di forza del sistema. Ciò che in fondo accade da anni in Germania, in molti Paesi europei, negli Usa e ormai anche in Cina, che hanno trasformato tante università in scuole di alta specializzazione.

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