Radio Radicale, il cdr scrive a Mattarella: “Intervenga, in ballo c’è la democrazia”


Appelli al governo, mobilitazioni in piazza, emendamenti al decreto Crescita. Ogni tentativo di salvare Radio Radicale per ora è risultato inutile. E ora i giornalisti del comitato di redazione provano a rivolgersi al Quirinale. Con un messaggio: “In ballo non ci siamo solo noi, ma la democrazia”.

 “Esprimendole i sentimenti di massimo rispetto per il suo ruolo e la sua persona – scrivono i giornalisti in una lettera aperta al presidente Sergio Mattarella – le chiediamo di valutare l’opportunità di un suo intervento in merito. Non si tratta solo della sopravvivenza di una testata giornalistica ma più in generale della questione dell’informazione e della democrazia nel nostro Paese”.

“Ci rivolgiamo a lei – spiegano – quale garante dei principi della Costituzione che all’articolo 21 afferma il diritto di tutti i cittadini ad informare, informarsi ed essere informati”. E ricordano: “L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella sua segnalazione urgente al governo, ha definito quello di Radio radicale un servizio di interesse generale che come tale non deve essere interrotto e che va garantito fino al generale riassetto del sistema e ad un nuovo bando di gara”.

L’ultimo tentativo di salvare la radio si era infranto martedì scorso contro la bocciatura, in commissione Finanze e Bilancio della Camera, degli emendamenti che provavano a prolungare la Convenzione. Compreso uno della Lega a firma di Massimiliano Capitanio. Ufficialmente ancora ieri Matteo Salvini si è espresso a favore dell’emittente dicendo: “Chiudere una
radio è un pezzo di storia che se ne va. Chiuderla mi sembra sciocco”. Un impegno – appartentemente – a scongiurarne la chiusura dopo il voto. Ma per ora nulla è riuscito a superare il niet dei 5Stelle. Soprattutto il veto del segretario all’editoria, Vito Crimi.

Il direttore della radio, Alessio Falconio, conferma a Repubblica di considerare importante l’impegno del leader leghista. E ricorda che in Parlamento c’è un ampio fronte favorevole a un salvataggio della radio, dalla Lega alle opposizioni. Ora però c’è l’urgenza di prorogare la Convenzione con i fondi indispensabili per la sopravvivenza. Ci sono soldi per pagare gli stipendi solo per il mese di maggio.  
 


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