Ragazzo bendato in caserma, Conte: “Trattamento che non risponde ai nostri valori”


ROMA – “Il nostro Mario è la vittima di questa tragedia ma quanto alla foto che ritrae uno dei due ragazzi americani ammanettato e bendato riservare quel trattamento ad una persona privata della libertà non risponde ai nostri principi e valori giuridici”. E’ passata mezzanotte quando il premier Giuseppe Conte interviene nel dibattito su quella immagine e lo fa con toni diversi da quelli di gran parte della Lega e del suo vice Matteo Salvini. Il titolare del Viminale aveva detto: “A chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordo che l’unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un Carabiniere, un servitore della Patria morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita solo la galera a vita. Lavorando. Punto”.

E Conte mette i puntini sulle i. Racconta di aver visitato la camera ardente “per rendere onore al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega”. Il premier nel suo post ricorda il carabiniere come un “un uomo generoso”, si stringe ai familiari e poi espone “vari interrogativi che la vicenda suscita nell’opinione pubblica e in ognuno di noi”.  “Ho avuto – scrive il premier – un lungo incontro con i vertici dell’Arma dei Carabinieri e delle Forze Armate anche al fine di valutare misure di prevenzione sempre più efficaci in modo da evitare che delitti così efferati abbiano a ripetersi. In questi momenti chi ha compiti di responsabilità fa bene a interrogarsi, in modo serio e responsabile, su quali siano le modalità più idonee a intensificare il contrasto al traffico e allo spaccio di stupefacenti da cui nasce questo delitto”.

Poi affronta il tema del ragazzo bendato nella caserma dell’Arma. “Quanto alla foto che ritrae uno dei due ragazzi americani bendato e ammanettato – dice – e che sin qui è circolata, invito a non confondere le cose. Non c’è nessun dubbio che la vittima di questa tragedia sia il nostro carabiniere, il nostro Mario. Invito tutti a considerare, tuttavia, che bene ha fatto l’Arma a individuare il responsabile di questo improprio trattamento e a disporre il suo immediato trasferimento. Chiariamolo bene: ferme restando le verifiche di competenza della magistratura, riservare quel trattamento a una persona privata della libertà non risponde ai nostri principi e valori giuridici, anzi configura gli estremi di un reato o, forse, di due reati. Parimenti censurabile è il comportamento di chi ha diffuso la foto via social in spregio delle più elementari regole sulla tutela della privacy. L’Italia è uno Stato di diritto. È la culla della civiltà giuridica dai tempi dell’antico diritto romano. Abbiamo princìpi e valori consolidati: evitiamo di cavalcare l’onda delle reazioni emotive tenuto anche conto che la nostra legislazione, in caso di omicidio volontario, contempla già l’ergastolo e non consente più sconti di pena. Tutto questo anche per merito di norme più severe introdotte da questo governo. Piuttosto dobbiamo ora vigilare affinché tutti coloro che hanno compiti di responsabilità facciano in modo che le norme siano rigorosamente applicate”.


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