Regionali in Umbria, braccio di ferro Pd-M5S per la candidatura. Di Maio punta sulla sindaca di Assisi


Se il buongiorno si vede dal mattino, mettere d’accordo Cinquestelle e Pd sugli snodi cruciali per la sopravvivenza dell’alleanza giallo-rossa non sarà impresa facile. E non solo per le sparate di Alessandro Di Battista, per nulla rassegnato “all’abbraccio mortale” e tornato ieri ad attaccare i dem: “Non fidatevi”, l’avvertimento scolpito su Facebook, e giù una sequela di insulti.

Cartina di tornasole del braccio di ferro che si annuncia costante nella dialettica fra Democratici e Movimento sono le regionali dell’Umbria. Dove, a una settimana esatta dalla scadenza per la presentazione delle liste, il nome condiviso sul quale convergere per siglare il “patto civico” auspicato da Di Maio ancora non si vede.

I rispettivi eserciti al contrario impegnati a tirare la corda, da una parte e dall’altra, per far prevalere il proprio candidato al ruolo di governatore. Con il Pd a insistere su Andrea Fora, il giovane leader della Confcooperative locale, in dote 30mila iscritti e 100mila voti potenziali, sponsorizzato dal cardinale Gualtiero Bassetti. E il M5S a rifiutare l’offerta, non solo perché scelto dagli alleati prima di chiudere l’intesa sul governo nazionale, ma in quanto risulta indagato: una “macchia” che il codice etico grillino rende impossibile ignorare.

“Se diamo il via libera a Fora, non teniamo la base”, hanno subito lanciato l’allarme i parlamentari umbri, il senatore Stefano Lucidi addirittura a proporre in chat, in caso di cedimento, “le dimissioni di massa di tutti i portavoce”.

Una fibrillazione che ha allarmato il capo politico al punto da avocare a sé la trattativa, condotta direttamente con Nicola Zingaretti, e partire a caccia di un candidato alternativo. Individuato, dopo il “no grazie” di Brunello Cucinelli, nella sindaca civica di Assisi Stefania Proietti, amica personale di Di Maio eletta a fine maggio nel paese di San Francesco con il sostegno del centrosinistra.

“È lei la nostra candidata”, restringe la rosa al mattino il deputato Filippo Gallinella. “Andremo avanti anche se il Pd deciderà di non far parte del patto civico per l’Umbria” avvertono fonti del M5S nel pomeriggio.

L’ultima chance cui aggrapparsi per tenere buoni gli attivisti e tentare di preservare l’alleanza con i dem. Anche perché l’altro nome di “alto profilo” su cui si puntava per costringerli a capitolare – Catia Bastioli, 62 anni, presidente di Terna e patròn di Novamont, azienda leader nel settore delle bioplastiche, elogiata sul blog di Grillo come “un simbolo dell’eccellenza italiana, grande esempio di economia circolare” – ieri ha fatto sapere di non essere interessata: “Preferisco proseguire nei miei attuali incarichi”.

E si capisce pure il motivo. Già ospite della Leopolda renziana, un paio d’anni fa fu il bersaglio principale della polemica sollevata dal M5s contro il pagamento dei sacchetti di plastica per l’ortofrutta: un balzello, secondo l’accusa, imposto dal governo di allora per favorire la sua azienda.

Tuttavia, sebbene veda avvicinarsi l’intesa, il Nazareno sulla Proietti sembra irremovibile. Ufficialmente per una ragione istituzionale: “I sindaci non possono lasciare prima della fine del mandato”, spiega la dirigente umbra Valeria Cardinali.

Il vero motivo, però, è un altro. E affiora nel passaggio finale: “Abbiamo approvato la disponibilità di Fora a fare un passo indietro nel caso di altre candidature di grandissimo spessore: da Cucinelli a Catia Bastioli”, incalza la dirigente dem, chiedendo ai 5S di “non porre veti o ultimatum”, visto che “non mancano personalità sulle quali raggiungere un’intesa innovativa”.

Amo a cui però Di Maio non intende abboccare. E nel giorno in cui gli iscritti, chiamati ieri su Rousseau a scegliere i candidati in consiglio, dovranno dare via libera al “patto civico per l’Umbria”, ovvero scegliere se allearsi o no con altre forze politiche, il capo politico lascia Roma e va in trasferta. Dove? Ad Assisi, naturalmente. Più chiaro di così.


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