Rsf: “Trenta giornalisti uccisi dalle mafie nell’ultimo anno”


Sono più di 30 i giornalisti uccisi da organizzazioni mafiose nel mondo tra il 2017 e il 2018. Lo rivela Reporters sans Frontières nel suo rapporto “I giornalisti, incubo della mafia”, frutto di un lavoro investigativo condotto negli ultimi mesi raccogliendo decine di testimonianze di reporter minacciati, o di parenti e amici di cronisti assassinati. Nelle interviste, i giornalisti vittime di intimidazioni (molti dei quali vivono sotto costante protezione della polizia) raccontano i dettagli del loro calvario: dalle aggressioni ai familiari ai tentativi di incendiare le loro abitazioni. E tutti concordano, segnala Rsf, sul fatto che le mafie, “che non sopportano la pubblicità, non si fermano davanti a nulla pur di far tacere i giornalisti che considerano troppo curiosi”.

Christophe Deloire, segretario generale dell’organizzazione, chiede che “gli Stati facciano tutto il possibile per fornire appoggio e protezione” a chi è finito nel mirino delle strutture mafiose. E fa appello a “non cadere nei ricatti, come ha fatto di recente il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, con Roberto Saviano, minacciando di togliergli la scorta, in reazione ad alcune critiche del giornalista”.

Rsf, da oltre trent’anni la principale organizzazione per la difesa della libertà di stampa nel mondo, esamina poi nei dettagli il livello di penetrazione delle strutture mafiose ad ogni latitudine, e le conseguenze della presenza criminale nell’attività dei media. Dall’America Latina, con almeno 10 giornalisti uccisi quest’anno dalle mafie del narcotraffico in Messico, Colombia e Brasile, ai casi di India, Cambogia e alcuni Paesi africani, dove la criminalità organizzata si arricchisce con il saccheggio delle risorse naturali: chi denuncia i traffici di petrolio, legname o minerali rischia di essere ucciso, come è accaduto nel marzo scorso al reporter indiano Sandeep Sharma.

Una parte consistente del rapporto è dedicata all’Europa. Vengono citati ovviamente i casi di Daphne Caruana Galizia, assassinata un anno fa a Malta, e Jan Kuciak, ucciso in Slovacchia nel febbraio scorso. Rsf ricorda anche come, nel corso dell’ultimo anno, più di 200 cronisti abbiamo ricevuto protezione, mentre sono “una decina i giornalisti, come Roberto Saviano e Paolo Borrometti (sfuggito a un tentato omicidio in Sicilia) che vivono sotto scorta costante”.


Noi non siamo un partito, non cerchiamo consenso, non riceviamo finanziamenti pubblici, ma stiamo in piedi grazie ai lettori che ogni mattina ci comprano in edicola, guardano il nostro sito o si abbonano a Rep:.
Se vi interessa continuare ad ascoltare un’altra campana, magari imperfetta e certi giorni irritante, continuate a farlo con convinzione.

Mario Calabresi
Sostieni il giornalismo
Abbonati a Repubblica


http://www.repubblica.it/rss/esteri/rss2.0.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *