Salario minimo, Damiano a Di Battista: “Pur di farsi pubblicità, sproloquia. La proposta 5S è un rischio per la contrattazione”



Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e segretario Fiom, quanto ha preso di Tfr dopo quattro legislature: i 160 mila euro di cui parla Di Battista?
“Di Battista si deve informare: non sono in Parlamento, non ho quattro legislature alle spalle come lui ha detto, ma tre. L’assegno di fine mandato è semplicemente quello che mensilmente viene versato in un opposito fondo da ciascun parlamentare, pari a una quota trattenuta di 784 euro mensili. Io non ho mai rubato niente e anzi ho anche rinunciato alla pensione da ministro”.

Niente da rimproverarsi?
“Non prendo lezioni da Di Battista, che non soltanto sproloquia ma non sa neppure di cosa parla. Sparge veleno per farsi un po’ di pubblicità, pervaso da un’ansia da prestazione che gli fa dire che comunque si candiderà al prossimo giro nell’odiato Parlamento”.

Ma sul salario minimo lei ha detto che 1.100 euro per un metalmeccanico sono troppi? Non pensa di avere sbagliato?
“Di Battista confonde – perché sull’argomento è ignorante – la differenza che passa tra una equa retribuzione contrattuale e un salario minimo di legge. Per il salario dei lavoratori mi sono battuto dagli anni ’70 e nel 2008 ho chiuso in 4 giorni il contratto dei metalmeccanici, che era in stallo, con un aumento di 127 euro lordi mensili. Quindi per quanto mi riguarda, 1.500 euro lordi non sono sufficienti per rappresentare quella che all’articolo 36 della Costituzione viene definita una equa contribuzione contrattuale. Un’altra cosa però è un salario minimo di legge, che se viene portato eccessivamente verso l’alto, corre il rischio di distruggere la contrattazione, facendo un danno irreparabile alla condizione salariale e normativa dei lavoratori”.

Può spiegarsi meglio?
“La cifra dei 9 euro lordi orari di salario minimo che è la proposta dei 5stelle da dove nasce? E’ la stessa cifra fissata dalla Germania ma in quel caso rappresenta il 50% del salario medio tedesco. In Italia il salario medio, secondo dati Istat, è poco più di 11 euro. Quindi 9 euro sono 80 % di questa cifra e costituirebbero, se applicato in modo indistinto, un aggravio calcolato nel 20% del costo del lavoro. Perciò potrebbe indurre le imprese a uscire dal sistema di contrattazione e a rifugiarsi comodamente nel salario minimo di legge. Non ci sarebbero le tutele né i diritti che oggi un salario contrattuale, anche più basso, garantisce. Mi riferisco a ferie, tredicesima, trattamento di fine rapporto, tutela per malattia, maternità, infortunio, permessi e festività retribuiti, scatti di anzianità, avanzamento professionale, previdenza e sanità complementari, premio di risultato e welfare aziendale”.

Un arretramento?
“C’è il rischio. Ma tutto questo a Di Battista non interessa, perché fa il turista e solo propaganda. I 5Stelle attaccano il sindacato e la contrattazione: lo rivela quello che scrivono nel loro Blog quando parlano di Maurizio Landini. È evidente che l’obiettivo dei 5Stelle, malamente urlato in modo cialtronesco da Dibba, è quello di sostituire la contrattazione con un minimo di legge pericoloso e svantaggioso per i lavoratori”.

Di Battista accusa il Pd di avere smantellato i diritti dei lavoratori. Qualche ragione ce l’ha?
“Come sa, la mia critica al Jobs Act e al superamento dell’art 18 da parte del governo di centrosinistra  è sempre stata esplicita, e mi sono battuto da presidente della commissione Lavoro nella passata legislatura. Però non me lo deve insegnare Di Battista. Piuttosto che insultare e dire bugie, si preoccupi del lavoro nero dell’azienda di famiglia, su cui le sue sono lacrime di coccodrillo”.  
 


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