Sanità: calano cesarei e tempi per interventi frattura femore


C’E’ un dislivello sanitario, nel nostro Paese, che non riguarda solo la distanza tra il Nord e il Sud. Ha infatti a che fare con un altro dato, legato alla singola struttura sanitaria e in certi casi al singolo reparto. Si tratta del volume di attività. Chi lavora di più lavora meglio, anche nel campo della salute, ma ancora troppe persone si fanno seguire in ospedali dove l’esperienza per la determinata prestazione è molto più scarsa che altrove. Questo vuol dire maggior rischi, se non di mortalità magari di essere di nuovo ricoverati. In tutte le regioni si trovano ospedali che per certe specialità lavorano troppo poco, anche al Nord.

Diminuiscono i cesarei

Agenas, l’agenzia sanitaria delle Regioni, ha presentato la versione del Pne, Programma nazionale esiti, che valuta appunto come si sono concluse le cure ospedaliere, in questo caso nell’anno 2017. Il giudizio generale sul sistema sanitario italiano è buono. Nel senso che in quasi tutti i tantissimi indicatori si vede un miglioramento. Anche Regioni che erano, e restano, indietro hanno fatto passi avanti. E’ il caso della Campania, dove i cesarei sono scesi dal 46 al 40% del totale e anche le fratture di femore si operano in molti più casi entro le 48 ore.

Centri con scarsa esperienza

Tra i dati presentati quest’anno dalla coordinatrice di Pne, Maria Chiara Corti, ci sono appunto quelli sui volumi. Alcuni esempi. In Italia si fa un numero enorme di operazioni per mettere la protesi d’anca (circa 110mila). Ebbene, il 16% degli interventi è svolto in ospedali che in totale in un anno non raggiungono la soglia dei 100, quella considerata minima per dare un buon servizio al paziente. Vale lo stesso limite per la protesi del ginocchio, che addirittura in un quarto dei casi è fatta in ospedali che operano troppo poco.

I tumori

Riguardo ai tumori, rivolgersi a una chirurgia con grande casistica è fondamentale per abbassare la mortalità a 30 giorni, legata quindi alla qualità dell’intervento più che alla prognosi del tumore, ma anche per combattere meglio il cancro. Il record negativo lo ha il tumore allo stomaco: nel 60% dei casi è fatto in reparti da meno di 20 operazioni l’anno (cioè il limite minimo oltre il quale si ritiene che una chirurgia lavori troppo poco). Il pancreas non raggiunge la soglia addirittura nel 40% dei casi, il tumore al pomone nel 24% e quello all’ovaio nel 25%. Anche le diffusissime operazioni per il cancro alla mammella, intervento per il quale il minimo è considerato 135 casi all’anno, il 28% delle pazienti lo fanno rimuovere in chirurgie che lavorano troppo poco. Poi c’è il discorso dei parti. Come noto le strutture sotto le 500 nascite non vengono considerate sicure, dall’Oms e dal ministero alla Salute. In Italia ce ne sono ancora tanti, 90 contro i 957 del 2016, che stanno sotto la soglia, cioè il 20%.

In Italia continuano a calare i cesarei, passati dal 28% del 2010 al 23% del 2017, e diminuisce la necessità di ricoveri per malattie respiratorie nell’anziano. Mentre, nel 2017 ben 24.000 over 65 in più rispetto al 2016 hanno avuto un intervento tempestivo per la frattura del femore. Perché non ci siano complicanze, questo intervento se è fatto in urgenza deve avvenire entro 48 ore dalla caduta. Gli over65 per i quali è stato rispettato il parametro nel 2017 sono stati il 65%, contro il 31% del 2010.

Una migliore organizzazione

“Il nostro sistema sanitario marcia senza sosta per raggiungere i migliori standard, con la maggior parte delle Regioni del Sud che nell’ultimo periodo hanno aumentato il passo”, commenta il direttore generale di Agenas Francesco Bevere. “Il cammino intrapreso verso migliori performance incontra, tuttavia  ancora l’ostacolo della disomogeneità tra le Regioni così come resta l’eterogeneità intra-regionale anche in regioni storicamente virtuose”. Comunque dove si è riorganizzato si vedono miglioramenti. Corti aggiunge che i numeri “evidenziano un trend in costante miglioramento per la maggior parte delle aree critiche, come le ospedalizzazioni per patologie come la Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva, ndr), ma c’è ancora margine per alcune aree, come i cesarei”.

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