Sardegna, a due mesi e mezzo dal voto mancano ancora sette assessori: guerra nella coalizione di centrodestra


Due mesi e mezzo dal voto, un mese dall’insediamento e poi trattative su trattative e vertici incrociati ma nessun passo avanti. In Sardegna per ora resta una micro giunta regionale con cinque assessori su dodici, più il presidente della Regione Christian Solinas (PsdAz’-Lega). La vittoria netta del 25 febbraio con quindici punti percentuali contro il centrosinistra guidato dall’ex sindaco di Cagliari Massimo Zedda  non ha garantito un avvio agevolato.

Il risultato record è della coalizione a undici (tra partiti e liste) ottenuto con il sostegno personale del leader della Lega, impegnato durante la campagna elettorale anche sulla dura vertenza dei pastori sul prezzo del latte . A due giorni dalle elezioni, poi, il viaggio di Salvini dedicato ai festeggiamenti: tra i box affollati del mercato civico di San Benedetto, a Cagliari, aveva lanciato l’impetuosa promessa: “La giunta regionale la faremo in un quarto d’ora”. Una frase diventata un tormentone nelle settimane di attesa e continui rinvii. Così c’è spazio pure per l’affondo dell’alleato di governo, il leader del M5s in tour in Sardegna in vista delle elezioni europee. “L’Isola è ostaggio di bande”, attacca Luigi Di Maio da Alghero. E definisce la maggioranza sarda: “Un’accozzaglia”.

Il problema principale per Solinas è proprio l’equilibrio politico: un caso raffinato da manuale Cencelli, ossia spartizione. La posta della Lega – con l’11,4 % – è considerata troppo alta dagli altri alleati (soprattutto Riformatori) ma anche da parte Psd’Az (al 9,9 %) e dei piccoli già divisi come Sardegna20. Al suo esordio isolano il Carroccio ha chiesto tre assessorati e la presidenza del Consiglio regionale, ottenuta con Michele Pais. Finora ai leghisti sardi è stato assegnato un unico assessorato, il più importante nel bilancio: alla Sanità c’è Mario Nieddu. L’altro nome – quasi certo – è quello di Daria Inzaina, gallurese – allevatrice – che avrebbe un posto blindato all’Agricoltura.

Avrebbe, perché a far storcere il naso è il titolo di studio: la terza media, rivendicata con orgoglio in un’intervista a La Nuova Sardegna di fronte a una lunga esperienza professionale. Quindi nulla da fare, o forse sì. Forza Italia ha ottenuto il Lavoro, con Alessandra Zedda – già consigliera confermata e assessora della giunta Cappellacci – e il Bilancio con Giuseppe Fasolino, consigliere non eletto. L’altro partito del terzetto nazionale, Fratelli d’Italia, ha Gianni Lampis all’Ambiente. Mentre l’esponente in giunta del Partito sardo d’azione è Gianni Chessa al Turismo: tra le sue idee per il rilancio “nuovi campi da golf e meno vincoli ambientali”. Un nome conosciuto, il suo, nella politica del capoluogo: è stato infatti assessore della giunta comunale di Zedda, poi espulso dal sindaco dopo l’accordo nazionale con la Lega. Lo stesso che ha portato Solinas a diventare senatore.

E fin qui le caselle occupate. Le altre che mancano sono: Industria, Affari generali, Enti locali e Urbanistica, Lavori pubblici, Cultura, Agricoltura e Trasporti con il bando sulla continuità territoriale aerea già sospeso  e l’incertezza per lo scalo di Olbia. Al bilancino politico si deve aggiungere l’equilibrio geografico e soprattutto la rappresentanza di genere, le donne. Secondo il quadro di riferimento nazionale dovrebbero essere un terzo, ossia quattro. Al momento ha giurato solo una. Per il presidente della Regione comunque il problema non c’è: “La giunta è operativa”, sostiene sereno.E aggiunge: “Così abbiamo risparmiato gli stipendi”. Ma per l’opposizione in Aula lo scenario è diverso. “La verità è che non stanno deliberando e che anche il Consiglio regionale si è riunito quattro volte in due mesi – spiega Francesco Agus, capogruppo di Campo progressista – addirittura abbiamo già chiesto la convocazione d’urgenza delle commissioni, una procedura irrituale che consente di ‘commissariarè la maggioranza”.

Di fatto – riferisce – il governo regionale non ha il numero legale e potrebbero arrivare ricorsi sulla giunta al maschile. Poi c’è il rischio del blocco amministrativo: “I direttori generali degli assessorati sono in scadenza – aggiunge Agus – ma senza assessori non ci sono le nomine. Molti degli attuali non intendono poi ricevere una proroga”. All’orizzonte un appuntamento imminente: mercoledì 8 maggio le dichiarazioni programmatiche del presidente della Regione, ma non è detto ci sia il debutto della giunta al completo. “Noi ci aspettiamo che questa farsa abbia fine – commenta Desirè Manca, capogruppo del M5s – . Impossibile che Solinas abbia il dono dell’ubiquità, non può far tutto”. E in caso di mancata fumata bianca annuncia altre azioni, immediate.


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