Sardegna, polemiche sull’assessora Satta, ex di Forza Nuova. Lei replica: “Bacioni”. Altro caso all’Agricoltura


Il memo lo scrive orgogliosamente sulla sua pagina Facebook Valeria Satta, nuova assessora agli Affari generali in Sardegna: “La coerenza è la mia bandiera! A Destra si nasce e a Destra si muore… Solo così si è credibili agli occhi del mondo”. Nel 2013 era candidata alla Politiche con Forza Nuova, capolista nel collegio di Cagliari, ora siederà tra i banchi della giunta regionale di centrodestra in Sardegna guidata da Christian Solinas (Psd’Az – Lega). Guiderà gli Affari generali, il suo nome è tra quelli svelati – tra le polemiche – dopo un’attesa di due mesi e mezzo dal voto. 

Quasi un blitz, mercoledì in Consiglio regionale per le dichiarazioni programmatiche della coalizione a undici. Una seduta movimentata con urla, applausi ironici dell’opposizione per la squadra incompleta. Ma i malumori per i tempi lunghi arrivavano anche da casa leghista con il ministro all’Agricoltura Gian Marco Centinaio che lamentava l’assenza di un referente. E quindi ecco i nomi, centellinati sulla base di accordi politici fino al millimetro.

Alla Lega la presidenza del Consiglio e tre assessorati: uno è quello di Satta, 36 enne, che dalle percentuali vicine allo zero della candidatura con Forza Nuova è poi diventata di convinta fede salviniana. Consigliera mancata alle ultime regionali, ha raccolto meno di 400 preferenze, il suo motto sul camion vela era “Più sicurezza, più identità, più famiglia”.

Le critiche, però, hanno riguardato soprattutto il suo curriculum: laurea da completare in Scienze giuridiche, diploma in istituto tecnico agrario, attestato di frequenza di un corso in comunicazione in una scuola privata. Poi l’esperienza commerciale nel settore farmaceutico. A chi storce il naso sulla scelta di Solinas che aveva indicato la competenza e il curriculum tra i metodi di selezione lei risponde ancora su Facebook. E lo stile social è quello del Capitano, il messaggio è rivolto soprattutto ai giornalisti locali che hanno evidenziato il suo percorso. “Un caro saluto  – scrive – a tutte le testate che continueranno a utilizzare questi articoletti da “presa rapida” un bacione grande”.

In mezzo la sua difesa: “Da persona preparata e consapevole vi dico che sono assolutamente fiera di aver svolto ruoli come cassiera, commessa, addetta vendite, consulente assicurativo e amministrativo e tanti altri che ora non sto qui ad elencare per non annoiare nessuno”. E ancora: “Sono fiera di aver sempre lavorato nella mia vita e di aver altresì maturato tanta esperienza in divesi settori, grazie a Dio”.
 
Niente social, o almeno non più per un’altra nuova assessora della giunta Solinas di opposta provenienza politica: ex renziana da Oristano, nel 2014 candidata alle regionali nella coalizione di centrosinistra, con la sigla La Base, che si trova in blocco sull’altro fronte. Gabriella Murgia, 52 anni, ha subito sospeso il suo profilo Facebook. Anche lì c’erano le tracce della sua militanza: gli inviti al voto, il suo volto accostato al partito, anche se nelle chat i detrattori fanno circolare i documenti sulla sua appartenenza ora accontonata. Presidente regionale della Commissione parità opportunità, dipendente regionale dell’Agenzia del lavoro, Aspal, non è chiaro da quale formazione sia stata indicata.

Un caso di “Trasformismo” per il segretario regionale del Pd, Emanuele Cani, intervistato da L’Unione sarda. E forse non resterà l’unico: nell’ultima casella mancante, quella dell’Industria, dovrebbe arrivare la prossima settimana un’altra pentita: Anita Pili, 37 anni, ex sindaca di un paese dell’Oristanese e fuoriuscita dalla direzione Pd, poi nella lista Sardegna20 a sostegno di Solinas.

Quanto all’Agricoltura, uno dei settori più delicati con la vertenza dei pastori non del tutto risolta la neo assessora Murgia ammette di non conoscere i dettagli e promette: “Mi documenterò rapidamente”. E dà battaglia alla burocrazia. Dichiarazioni subito contestate dai comitati dei pastori e da alcune confederazioni di categoria che puntavano su un nome pressoché blindato, quello della leghista Daria Inzaina. Allevatrice gallurese, nota negli ambienti ma con il peccato originale della terza media, rivendicata con forza di fronte all’esperienza. Nulla da fare per lei, il titolo – forse –  le è stato fatale.


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